Il trading può essere definito come l’attività di acquisto e vendita di strumenti finanziari quali azioni, obbligazioni, materie prime e valute.
In particolare, è in costante crescita il fenomeno del trading online, che consente di monitorare in tempo reale l’andamento delle borse ed effettuare operazioni in modo istantaneo.
Ad oggi, il trading non è stato ufficialmente riconosciuto come un’attività potenzialmente in grado di generare dipendenza e la letteratura scientifica sull’argomento è quasi assente. Pochissimi studi hanno indagato la presenza di comportamenti di tipo additivo tra gli investitori e, quando ciò è avvenuto, sono stati utilizzati i criteri del gioco d’azzardo patologico o i criteri generici di dipendenza, a causa della mancanza di strumenti di valutazione specifici.
Per anni abbiamo separato nettamente il mondo della finanza da quello dei casinò. Tuttavia, la ricerca e la clinica stanno portando alla luce una realtà più sfumata: per alcuni individui, l’adrenalina del mercato delle azioni non è diversa da quella di una slot machine. Ma cosa trasforma un investitore in un giocatore d’azzardo?
Possibili criteri diagnostici
In un contributo risalente al 2016, Guglielmo, Ioime e Janiri provano a riflettere sui possibili criteri diagnostici del trading patologico, giungendo alle conclusioni di seguito riportate.
Secondo il criterio A deve sussistere un comportamento di trading problematico persistente e ricorrente che conduce a compromissione del funzionamento clinicamente significativa, come indicato da cinque o più dei seguenti criteri, in un periodo di almeno 12 mesi:
- È coinvolto in un’attività di trading quotidiana compulsiva (pensieri persistenti di rivivere esperienze di trading passate, analizzare o pianificare la prossima operazione; coinvolgimento persistente nella lettura di letteratura finanziaria o forum online; il trading diventa l’attività principale della vita quotidiana). Nel caso di trader professionisti, si riferisce al di fuori dell’orario di lavoro.
- Necessità di fare trading con quantità di denaro sempre maggiori per raggiungere l’eccitazione desiderata.
- Tolleranza: necessità di trascorrere quantità di tempo crescenti impegnati nel trading e/o di cercare nuovi strumenti finanziari in cui investire.
- È irrequieto o irritabile quando tenta di ridurre o interrompere il trading.
- Alterazione del ritmo sonno–veglia (ad es., svegliarsi di notte per collegarsi all’apertura di mercati finanziari esteri). Nel caso di trader professionisti, si riferisce al di fuori dell’orario di lavoro.
- Ha compiuto ripetuti tentativi infruttuosi di controllare, ridurre o interrompere il trading. Nel caso di trader professionisti, si riferisce al di fuori dell’orario di lavoro.
- Perdita di interesse per hobby e attività precedenti a causa del trading, con esclusione del trading stesso.
- Fa spesso trading quando si sente stressato (ad es., impotente, in colpa, ansioso, depresso).
- Dopo aver perso denaro con il trading, spesso ritorna immediatamente a fare trading e/o il giorno successivo per “rientrare” delle perdite.
- Mente per nascondere l’entità del coinvolgimento nel trading (ad es., mostra memoria selettiva solo per gli investimenti riusciti; mente sulle perdite finanziarie; enfatizza l’immagine di grande investitore).
- Ha messo a rischio o perso una relazione significativa, il lavoro, o un’opportunità educativa o di carriera a causa del trading.
- Fa affidamento su altre persone per ottenere denaro al fine di alleviare situazioni finanziarie disperate causate dal trading.
- Ideazione suicidaria senza un piano specifico, oppure un tentativo di suicidio o un piano specifico per compiere il suicidio.
- Il comportamento di trading non deve essere meglio spiegato da un altro disturbo mentale.
L’identikit del “Trader Patologico”
Grall-Bronnec e colleghi (2015) svolgono una revisione sistematica dei dati inerenti al trading col fine di provare a disegnare un funzionamento prototipico dell’investitore problematico.
Dalla loro indagine emerge un profilo sorprendente: a differenza del giocatore d’azzardo classico, il trader eccessivo è spesso un uomo con un alto livello di istruzione e un buon successo sociale. Tuttavia, sotto la superficie, i meccanismi biologici e psicologici sono quasi identici a quelli della ludopatia, ad esempio:
- L’illusione di controllo: Molti trader si convincono che, studiando grafici e riviste, possano eliminare il ruolo del caso. Questa “competenza” percepita spinge a sottovalutare i rischi.
- La rincorsa delle perdite: Come al casinò, quando un’operazione va male, il soggetto tende a reinvestire immediatamente per “pareggiare i conti”, perdendo il controllo del denaro.
- Uso di denaro virtuale: L’uso di piattaforme online trasforma i risparmi in numeri sullo schermo, privandoli del loro valore reale e facilitando scommesse azzardate.
I casi clinici esaminati dagli autori presentavano delle somiglianze:
- I pazienti erano tutti uomini, per i quali il successo sociale era fondamentale.
- Alcuni erano imprenditori, altri lavoravano nel settore bancario.
- Inizialmente avevano iniziato a investire nei mercati finanziari nella speranza di vincere denaro, poi avevano iniziato a impegnarsi maggiormente per l’entusiasmo che suscitava.
- La ricerca di sensazioni forti era sempre presente a un livello elevato e li spingeva ad andare avanti nonostante i danni che causava.
- Il trading eccessivo aveva conseguenze negative, principalmente finanziarie, ma vi erano anche conflitti coniugali, impatto psicologico e persino cause legali. Le preoccupazioni psicologiche legate al trading erano molto importanti.
- La maggior parte dei pazienti dedicava diverse ore al giorno a questa attività, si svegliava di notte per essere connessa all’apertura dei centri finanziari esteri e trascurava la propria vita domestica.
- Tre quarti dei pazienti avevano riferito di soffrire di depressione maggiore, attuale o passata, più di un terzo ha riferito di soffrire di un’altra dipendenza e un quarto di un disturbo d’ansia.
- Metà dei partecipanti sembrava utilizzare il trading come un modo per sfuggire alla noiosa vita quotidiana e per evitare la depressione. L’altra metà era diventata depressa a causa dell’eccessivo trading.
- Quasi tutti i pazienti disponevano di un patrimonio sostanziale e disponibile, proveniente da un’eredità, dalla vendita di immobili o di un’azienda, o che avevano acquisito fraudolentemente. Questo denaro, investito completamente e tempestivamente nei mercati finanziari, appariva loro come virtuale, immateriale e privo di valore reale.
- Tutti avevano investito in azioni con un livello di rischio molto elevato associato a operazioni a breve termine, che portava a potenziali guadagni elevati o perdite significative.
- Il loro comportamento era sostenuto dalla difficoltà di inibire le risposte automatiche e di prendere decisioni in situazioni rischiose, difficoltà comuni nei giocatori d’azzardo patologici (Ochoa et al., 2013).
Conclusioni
Il “disturbo da trading” non è ancora una diagnosi ufficiale, ma i sintomi clinici riscontrati nei pazienti mostrano larghe sovrapposizioni a quelli del gioco d’azzardo patologico.
Si costituiscono come campanelli d’allarme: (a) il fatto di dedicare ore al giorno ai mercati, svegliandosi persino di notte per seguire le borse estere; (b) nascondere a familiari e amici l’entità delle perdite e (c) la presenza di comorbilità con altri disturbi mentali (un’alta percentuale di questi soggetti soffre anche di depressione maggiore, disturbi d’ansia o altre dipendenze).
Investire non è un gioco d’azzardo, ma alcune persone scelgono di “giocare d’azzardo” con i propri investimenti. La consapevolezza dei limiti della propria competenza e il monitoraggio delle proprie emozioni sono le prime barriere contro una spirale che può diventare devastante.
Bibliografia
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- Grall-Bronnec, M.; Sauvaget, A.; Boutin, C.; Bulteau, S.; Jimenez-Murcia, S.; Fernandez-Aranda, F. (2015) Excessive trading, a gambling disorder in its own right? A case study on a French disordered gamblers cohort. Addictive Behavior.
- Markovic, H., Nikolac, N., Tripkovic, M., Haluga-Golubovic, I., Custovic, Z. (2012) Connection between addictive behavior and investing on the stock market in Croatia. Alcoholism and Psychiatry Research; 48(2): 69-80.
- Turner, N.E. (2011) The addictiveness of online brokerage services: A first person account. Journal of Gambling Issues; (25): 113-29.



