Terapie elettrostimolanti: la nuova frontiera nella cura dei disturbi mentali resistenti

Quando i trattamenti tradizionali non bastano

In ambito terapeutico sappiamo bene che una percentuale di pazienti potrà non rispondere ai comuni trattamenti evidence based, siano essi psicofarmacologici o psicoterapici.

Una chiave di lettura di questo tipo di resistenza potrebbe derivare dalla considerazione che il cervello è prima di tutto un organo elettro-chimico.

Non sempre gli interventi proposti in prima battuta riescono a rimodulare la funzione dei circuiti elettrici che, con la loro disfunzione, contribuiscono a dar forma ai sintomi e sindromi.

L’interazione tra chimica ed elettricità nel cervello

Conosciamo la comprovata azione di farmaci psicotropi sulla componente chimica e come questa avrà ripercussioni indirette sulla componente elettrica cerebrale.

Da (relativamente) meno tempo stiamo iniziando a comprendere meglio le alterazioni dei circuiti elettrici cerebrali in psicopatologia e con quali mezzi intervenire.

Che cos’è la neuroterapia

La disciplina che si occupa di tale aspetto viene definita Neuroterapia e neuroterapeutici gli interventi che agiscono modificando specificamente le proprietà elettriche del cervello.

Purtroppo, per una serie di pregiudizi sociopolitici, non certo scientifici, vi è stato un ostacolo allo sviluppo e all’impiego di tali tecniche ritenute, a torto, troppo invasive (alcune di queste non lo sono affatto), lesive dell’essere umano (totalmente falso) e “pericolose” in modo aspecifico.

Come se l’impiego di psicofarmaci ad alte dosi nei quadri resistenti ai trattamenti o il permanere a lungo in uno stato di scompenso mentale faccia bene alla salute.

Le sfide attuali nella stimolazione cerebrale

Ovviamente le cose non sono mai semplici e c’è ancora molto da capire in una realtà così complessa. Dobbiamo ad esempio mettere meglio a fuoco:

  • quali sono i circuiti precisi su cui sarebbe opportuno agire in quel dato disturbo;
  • comprendere quale tipologia di stimolazione, tra le diverse esistenti, funzionerà in quella persona;
  • come scegliere la tecnica da impiegare e come integrarla con le differenti strategie terapeutiche e in che ordine sequenziale.

Come si sono scoperti i circuiti cerebrali

La scoperta di specifici circuiti si deve ad eventi casuali. Ad esempio, lesioni focali conseguenti a traumi o ictus spesso determinavano disturbi psicopatologici dell’area psichiatrica più che neurologica.

Dal momento che, ad esempio, lesioni della corteccia prefrontale dorsolaterale determinavano quadri depressivi, si è andato a studiare i circuiti sottostanti e come il danneggiamento del loro funzionamento determinava la sintomatologia apprezzabile.

Di seguito sono state impiegate Stimolazioni Magnetiche Transcraniche, per dirne una, per ricorreggere le anomalie di quel circuito ottenendo buoni risultati.

L’importanza della neuroimmagine funzionale

Altre volte sono i dati di neuroimmagine funzionale che evidenziano specifiche anomalie del funzionamento elettrico (per eccesso o difetto) in determinati circuiti e come queste siano frequentemente riscontrabili tra le persone che presentano determinati sintomi.

Limiti e complessità nell’individuazione dei circuiti

Conosciamo bene l’iperattivazione dei circuiti che determinano le ruminazioni e di quelli che sono alla base di stati disforici, così come l’ipofunzione dei circuiti che sono alla base dell’anedonia o della disfunzione del controllo cognitivo.

Tuttavia, l’aver individuato circuiti elettrici disfunzionali non vuol dire aver trovato la causa del disturbo.

Ciò che rileviamo può essere dovuto alla disfunzione di altri circuiti regolatori, non ancora individuati, oppure essere fenomeni compensatori o epifenomeni.

Disturbi che rispondono alle terapie elettrostimolanti

Il campo della stimolazione cerebrale sta crescendo rapidamente, con l’individuazione di nuovi disturbi che rispondono a queste tipologie di trattamento, come:

Un esempio clinico: dipendenza e depressione resistente

Pensiamo a un soggetto con una grave dipendenza da alcol e un disturbo depressivo resistente ai trattamenti: sono stati individuati i circuiti di due aree distinte su cui poter intervenire.

Probabilmente l’interferenza su questi circuiti potrebbe non corrispondere alla patofisiologia nucleare del quadro in sé, ma può consentire di interrompere un circolo disfunzionale agendo in prima battuta sui circuiti della dipendenza o della depressione a seconda dell’ipotesi clinica.

Impatto delle neuroterapie sul futuro della psichiatria

Lo sviluppo di terapie elettrostimolanti non solo arricchirà l’eterogeneità degli interventi già in atto, migliorando le probabilità di successo terapeutico, ma avrà un ruolo chiave nel rivedere l’attuale classificazione dei disturbi mentali.

Verso una psichiatria di precisione

La neuroterapia contribuirà a individuare Biotipi, sottogruppi di pazienti che condividono le medesime disfunzioni neurobiologiche, consentendo approcci sempre più personalizzati e traiettorie di trattamento guidate:

  • nella scelta del tipo di stimolazione elettrica da impiegare e in che sede;
  • nell’individuare il farmaco più indicato in base a parametri strumentali e clinici;
  • nel definire il tipo di psicoterapia da impiegare (il modello cognitivo-comportamentale resta il più indicato);
  • nell’articolazione dei diversi trattamenti.

Tutto ciò nel tentativo di fornire le migliori cure possibili, in un clima culturale in cui scienza e umanesimo continuino la loro lunga tradizione di dialogo, lontana da fanatismi ideologici e a beneficio di chi cerca una via d’uscita al dolore mentale.

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