C’è una domanda che molti psicologi e psicoterapeuti si sono posti almeno una volta: perché alcune persone sembrano ripetere sempre lo stesso copione di sofferenza? Perché chi ha vissuto abusi o trascuratezza da bambino in età adulta si ritrova spesso in relazioni violente o svalutanti?
La risposta non è mai semplice, ma negli ultimi anni la psicologia clinica ha fatto un grande passo avanti grazie alla teoria degli Schemi Maladattivi Precoci di Jeffrey Young (Young, 1990).
La nascita delle credenze profonde
A seconda delle esperienze relazionali vissute durante la prima infanzia, ciascuno di noi ha sviluppato conoscenze e convinzioni su se stessi, sugli altri e sul mondo.
Bambini cresciuti in un ambiente familiare affettuoso, con genitori presenti, connessi emotivamente, rassicuranti e capaci di regolare le proprie emozioni e quelle del piccolo, svilupperanno credenze su di sé come di persone meritevoli di amore e degli altri come persone presenti, accoglienti e supportive, il mondo è percepito come un posto sicuro.
Bambini che, al contrario, vivono in un contesto di instabilità, freddezza, critiche costanti o addirittura maltrattamenti svilupperanno la convinzione che gli altri siano pericolosi, che l’amore sia incostante, che esprimere i propri bisogni non serva a nulla e che essi stessi siano creature non amabili e degne di cura.
Queste convinzioni non restano in superficie, ma diventano impronte profonde. Young ha chiamato questi nuclei Schemi Maladattivi Precoci (o SMP): veri e propri filtri cognitivi ed emotivi attraverso i quali guardiamo e interpretiamo la vita.
Bisogni emotivi frustrati e SMP
Nel suo modello Schema Therapy, Young presuppone che esistano dei bisogni emotivi innati e universali, la cui soddisfazione è fondamentale per lo sviluppo di credenze positive su se stessi e per il raggiungimento del benessere psicologico e relazionale.
Questi bisogni sono stati identificati in relazione sviluppo di un legame di attaccamento sicuro, allo sviluppo di autonomia e competenza, alla libertà di espressione di emozioni e bisogni, al diritto alla spontaneità e al gioco, all’assimilazione di regole e limiti realistici.
La frustrazione di questi bisogni porta alla formazione dei cosiddetti SMP, che possono essere raggruppati in domini a seconda del bisogno di base che rimane insoddisfatto nel corso dello sviluppo.
1° dominio: distacco e rifiuto
Questo dominio include la mancata soddisfazione di bisogni emotivi relativi alla formazione di un legame di attaccamento sicuro, basato su stabilità, sicurezza, cura, calore, fiducia, sintonizzazione emotiva, empatia, accettazione incondizionata. Comprende schemi quali abbandono; sfiducia/abuso; deprivazione emotiva; inadeguatezza/difettosità; esclusione sociale.
2°dominio: mancanza di autonomia e abilità
Questo dominio include la mancata soddisfazione di bisogni emotivi relativi alla percezione di se stessi come capaci, competenti e abili a muoversi nel mondo fronteggiando le varie richieste ambientali. Comprende schemi quali dipendenza; vulnerabilità al dolore e alle malattie; invischiamento; fallimento.
3°dominio: mancanza di regole
Questo dominio include la mancata soddisfazione di bisogni emotivi relativi al contenimento, alla disciplina e allo sviluppo di un senso interno del limite realistico e funzionale. Comprende schemi quali pretese/grandiosità; autocontrollo e autodisciplina insufficienti.
4°dominio: eccessiva attenzione ai bisogni degli altri
Questo dominio è relativo all’eccessiva importanza data ai bisogni altrui a discapito dei propri, allo scopo di ottenere approvazione o evitare i conflitti per preservare i legami emotivi. Comprende schemi quali sottomissione; autosacrificio; ricerca di approvazione/ammirazione.
5°dominio: ipercontrollo e inibizione
Questo dominio è relativo alla repressione di emozioni e impulsi e all’eccessiva attenzione al rispetto di regole e standard a discapito di gratificazione e piacere. Comprende schemi quali negatività/pessimismo; inibizione emotiva; standard severi/ipercriticismo; punizione.
Come gli SMP condizionano le nostre esperienze relazionali future
Tali SMP sono dei pattern cognitivi, emotivi e somatici che guidano la nostra interpretazione del mondo. Diventano, infatti, schemi cognitivi radicati che modellano la visione della realtà, interferendo con la capacità di formare relazioni sane e costruttive.
Tra le credenze relative a sé e agli altri più disfunzionali, vi sono quelle sviluppatesi in seguito ad esperienze di violenza e abuso. Le persone che hanno subito abusi fisici, sessuali, psicologici o emotivi spesso internalizzano un messaggio di inadeguatezza, relativo al loro essere immeritevoli e indegne di ricevere amore.
Questo le porterà a sperimentare anche in età adulta autostima fragile, tendenza all’autosvalutazione, rassegnazione e impotenza (Berber, Celik e Odaci, 2019; Ozdemir e Sahin 2020; Melamed et al, 2023).
La convinzione di non meritare rispetto può portare ad avvicinarsi a partner violenti e a mantenere relazioni disfunzionali, alimentando un circolo di pericoloso autosabotaggio.
Le credenze sugli altri rappresentano un altro aspetto cruciale del trauma. I sopravvissuti agli abusi tendono a sviluppare un’idea degli altri come minacciosi, pericolosi, incapaci di provare empatia, alimentando una persistente sfiducia e rendendo molto complicata la creazione di connessioni emotive stabili e sane.
La credenza che il mondo sia intrinsecamente pericoloso o ingiusto può portare alla percezione che il cambiamento sia impossibile, favorendo un senso di impotenza appresa, basata sulla convinzione di non poter mai raggiungere una vita appagante perché immeritevoli di felicità e amore.
Dati di ricerca
La maggioranza delle ricerche ha trovato che tutte le forme di abuso, trascuratezza e violenza assistita aumentano le probabilità di ulteriore vittimazzione e perpetrazione di violenza.
Una recente revisione che prende in esame i risultati di 80 studi (Walker et al, 2017) ha rivelato che la prevalenza media di rivittimazione è del 47,9%, indicando che quasi la metà dei sopravvissuti ha subito violenza aggiuntiva nell’età adulta e che tra il 40% e il 60% delle donne che sono sopravvissute a violenze pregresse da parte di partner intimi sperimenta un nuovo attacco perpetrato da partner attuali o persino da partner futuri (Tomkins at al, 2023).
Sembra evidente che avere sviluppato un certo schema aumenti la probabilità di imbattersi in esperienze che finiscono per confermare e rafforzare lo schema stesso, non solo perché portano a interpretare la realtà secondo quella specifica lente, ma anche perché spesso spingono, inconsciamente, a scegliere proprio quelle relazioni che finiscono per confermare la convinzione di partenza.
Risultati di studi raccolti in una recente metanalisi
Una recente metanalisi internazionale, ad opera di Uvelli e del suo gruppo di ricerca, pubblicata nel 2025 dal titolo “When Adverse Experiences Influence the Interpretation of Ourselves, Others and the World”, ha fatto luce sul legame tra esperienze infantili avverse, schemi maladattivi e violenza. Gli obiettivi di questa revisione sistematica e metanalisi sono principalmente due:
- Identificare schemi maladattivi in individui che hanno sperimentato vari tipi di abuso in diverse fasi della vita
- Determinare se le credenze che si sviluppano differiscono sulla base del tipo di abuso subito e come queste credenze possono influenzare episodi successivi di violenza.
I ricercatori hanno analizzato 20 studi condotti tra il 2005 e il 2024, per un totale di centinaia di vittime di violenza, di età compresa tra i 14 e i 60 anni. Tutti i partecipanti erano stati valutati con il Young Schema Questionnaire, lo strumento principale per misurare gli SMP.
Cosa è emerso?
Il principale risultato, di seguito brevemente discusso, attiene all’identificazione degli SMP più comuni nelle vittime: autosacrificio, standard severi, sfiducia/abuso; dipendenza e vulnerabilità.
Autosacrificio
Lo schema di autosacrificio comporta il dare priorità ai bisogni altrui rispetto ai propri. I sopravvissuti spesso sviluppano la credenza che i propri bisogni non siano importanti, con la conseguente tendenza all’auto-invalidazione.
Gli individui con questo schema sono particolarmente vulnerabili a sentimenti di colpa e possono incolpare se stessi per l’abuso subito, alimentando la convinzione che avrebbero potuto prevenirlo comportandosi diversamente.
Questo senso di colpa, inoltre, può portarli a rimanere in relazioni abusive, temendo che un loro allontanamento potrebbe arrecare danni e dolore all’altro.
Standard severi
Lo schema standard severi è caratterizzato da standard eccessivamente elevati o perfezionismo, spesso sviluppato in risposta a caregiver critici o esigenti.
I sopravvissuti ad abusi possono essere stati sottoposti ad aspettative irrealistiche e aver legato il loro valore al raggiungimento di tali standard. Come difesa psicologica, questi individui possono sviluppare intensa autocritica, identificando il perfezionismo come unica strada per evitare conseguenze negative.
Possono anche internalizzare la credenza di non essere all’altezza e quindi di meritare il maltrattamento subito.
Sfiducia/abuso e abbandono
Gli schemi di sfiducia/abuso e abbandono sono strettamente correlati. Una storia di violenza spesso porta i sopravvissuti a sviluppare una visione profondamente negativa delle relazioni, credendo che tradimento e sofferenza siano inevitabili. Questa convinzione può impedire loro di cercare relazioni più sane, poiché presumono che tutte le persone li maltratteranno.
Lo schema di abbandono, d’altra parte, favorisce l’aspettativa che gli altri alla fine se ne andranno, confermando nei sopravvissuti la credenza di essere indesiderabili e indegni di amore.
Questo può portare gli individui a rimanere in relazioni disfunzionali per evitare l’abbandono a qualsiasi costo.
Dipendenza
Lo schema di dipendenza porta gli individui a credere di non poter affrontare la vita da soli.
Le vittime di abusi spesso sviluppano un senso di impotenza e diventano sempre più dipendenti dagli altri per ricevere supporto. Se l’abusante è un caregiver, il sopravvissuto può sentirsi incapace di lasciare la relazione, credendo che non sopravviverebbe senza di esso.
Vulnerabilità al pericolo
Lo schema di vulnerabilità comporta una paura pervasiva di pericoli imminenti. I sopravvissuti agli abusi possono vedere il mondo come intrinsecamente minaccioso e credere di non essere in grado di proteggere se stessi, in questo senso tale schema può portare al mantenimento di relazioni disfunzionali.
Nello specifico, a diverse esperienze avverse sono stati ricondotti i seguenti SMP:
- L’abuso psicologico tende ad essere collegato a schemi di deprivazione emotiva, isolamento sociale e difettosità
- L’abuso fisico è più legato a schemi di vulnerabilità e isolamento
- Nelle vittime di violenza di genere (Intimate Partner Violence) prevalgono schemi di sottomissione e sfiducia
Conclusioni della metanalisi
I risultati di ricerche come quelli presi in esame dalla metanalisi permettono di comprendere maggiormente i meccanismi psicologici sottesi a cicli di violenza e rivittimizzazione.
Gli SMP ci ricordano che l’infanzia non è solo un ricordo, ma la base su cui costruiamo la nostra identità, le relazioni e il diritto percepito a ricercare la felicità e il benessere.
Funzionano come trappole invisibili: fanno sembrare normali situazioni che in realtà sono dannose, spingono a tollerare l’intollerabile, rendono difficile riconoscere i campanelli d’allarme. È come se la mente, abituata fin da piccola a certi schemi, non riuscisse a immaginare alternative.
Sapere che la tendenza a rivivere la violenza non è “colpa” della vittima, ma il risultato di meccanismi psicologici profondi, è già di per sé liberatorio. Significa che si può interrompere il ciclo, riconoscendo gli schemi e imparando a non lasciarsene guidare.
Con il giusto supporto, con un percorso terapeutico, è possibile riscrivere il copione e dare al presente una nuova direzione.
La Schema Therapy: quando il passato si può riscrivere
Proprio per lavorare su questi meccanismi profondi, Young e i suoi collaboratori hanno messo a punto la Schema Therapy (Young, 2003).
Non si tratta solo di “correggere” pensieri negativi, ma di un approccio che mira ad arrivare più in profondità.
In terapia, la persona viene aiutata a riconoscere i propri schemi, a collegarli alle esperienze infantili da cui nascono, e soprattutto a sperimentare nuove modalità di risposta.
Attraverso tecniche emotive, immaginative e relazionali, il paziente può dare voce ai propri bisogni emotivi rimasti a lungo frustrati e imparare a soddisfarli in modo sano.
Bibliografia
- Melamed, D. M., Botting, K., Lofthouse, Pass, L., & Meiser- Stedman, R. (2024). The
- Relationship Between Negative Self- Concept, Trauma, and Maltreatment in Children and
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- Ozdemir, N., & Sahin S. (2020). The Impact of Childhood Traumatic Experiences on Self-
- Esteem and Interpersonal Relationships. Psychiatry and Behavioural Sciences, 10(4), 185.
- Tomkins, J., Simpson, A. D. T,, &, Polaschek, D. L. (2023). High- Risk Victims of Intimate Partner Violence: An Examination of Abuse Characteristics, Psychosocial Vulnerabilities and Reported Revictimization. Journal of Family Violence, 40, 827-841.
- Uvelli, A., Floridi, M., Agrusti, G., Franquillo, A. C., Fiumalbi, L., Micheloni, T., Arcuri, A., Iazzetta, S., & Gragnani, A. (2025). When Adverse Experiences Influence the Interpretation of Ourselves, Others and the World: A Systematic Review and Meta-Analysis of Maladaptive Schemas in Victims of Violence. Clinical Psychology & Psychotherapy, 32(4), e70114.
- Walker, H. E., Freud, J., S., Ellis, R. A., Fraine, S. M., & Wilson, L. C. (2017). The Prevalence of Sexual Revictimization: A Meta- Analytic Review. Trauma Violence Abuse 20(1), 67-80.
- Young, J. E. (1990). Cognitive Therapy for Personality Disorders: A Schema-Focused Approach. Sarasota, FL: Professional Resource Press.
- Young, J. E., Klosko, J. S., & Weishaar, M. E. (2003). Schema Therapy: A Practitioner’s Guide. New York: Guilford Press.



