Psichedelici e disturbo ossessivo-compulsivo: evidenze empiriche e prospettive cliniche

Gli psichedelici e i loro effetti

Le sostanze psichedeliche sono sostanze psicoattive in grado di alterare temporaneamente la sfera senso-percettiva e lo stato di coscienza di un soggetto.

Da un punto di vista di composizione chimica gli psichedelici possono essere distinti sulla base della struttura molecolare: triptamine (come DMT e psilocibina), derivate dalla serotonina; lisergiammidi (LSD), derivate dall’acido lisergico; e feniletilammine (come la mescalina e la famiglia 2C-x).

In psichiatria gli psichedelici sono invece classificati in 3 classi:

  • Psichedelici classici, di cui fanno parte la Psilocibina, LSD, Mescalina e DMT (“Ayahuasca”) il cui principale effetto è un’espansione della coscienza e della percezione.
  • Psichedelici dissociativi, come ad esempio la Ketamina, che producono tipici effetti dissociativi (derealizzazione o depersonalizzazione).
  • Psichedelici entactogeni, quali l’MDMA, che aumentano il senso di connessione interpersonale, fiducia ed empatia.

Terapia assistista con sostanze psichedeliche

La terapia psichedelica si riferisce a quelle pratiche terapeutiche che comportano l’uso di sostanze psichedeliche, in dosi controllate e sotto assistenza professionale, per aiutare il processo di cura.

La ricerca sull’uso di sostanze psichedeliche fiorì negli anni cinquanta e sessanta fino a quando tali sostanze furono rese illegali negli Stati Uniti. Negli ultimi due decenni, i ricercatori hanno ottenuto l’approvazione delle autorità per condurre esperimenti sull’uso di queste sostanze per trattare varie condizioni.

Non esistono tuttora protocolli terapeutici standardizzati e la ricerca sugli interventi di trattamento basati sulla somministrazione di questi farmaci e sulla loro efficacia sono ancora agli esordi. Tuttavi,a le procedure descritte finora presentano elementi comuni:

  • Una fase di preparazione del paziente alla somministrazione.
  • La somministrazione di una dose (da bassa a moderata) di un farmaco psichedelico.
  • La supervisione da parte di un professionista durante l’esperienza psichedelica.
  • Sedute psicoterapiche successive alla somministrazione per favorire l’integrazione dell’esperienza.
  • La ripetizione della dose psichedelica ogni una o due settimane tra le sessioni

Quali supporti all’efficacia della terapia psichedelico assistita nei disturbi mentali?

Nonostante esistano dati sull’impatto positivo della terapia assistita con psichedelici su svariate psicopatologie (anoressia, dismorfofobia, disturbo depressivo maggiore, disturbo ossessivo compulsivo, disturbo post traumatico da stress, abuso di alcol), una recente meta-analisi condotta su trials clinici randomizzati con l’uso di placebo ha confermato l’efficacia dell’utilizzo di farmaci psichedelici solo in 4 condizioni: pazienti con depressione unipolare, soggetti con disturbo da stress post traumatico cronico, sintomi di ansia sociale in soggetti autistici, ansia e depressione in fasi di fine vita.  (Luoma B. et al, 2020).

Le evidenze attualmente più solide sull’uso terapeutico degli psichedelici si stanno ottenendo nel campo del trattamento della depressione tramite somministrazione della psilocibina che, tra l’altro, sembra avere meno effetti secondari (es. calo desiderio sessuale) rispetto agli antidepressivi (Davis et al., 2020; Carhart-Harris et al., 2021; Goodwin et al.,2023).

Anche l’ MDMA è attualmente molto studiato nel trattamento del disturbo da stress post traumatico (DSPT) con risultati significativamente positivi in termini di riduzione sintomatologica anche in pazienti con elevata comorbilità o sintomi dissociativi (Mitchell et al., 2023).

Infine, altri risultati promettenti (ma ancora limitati) si stanno ottenendo con studi che testano la somministrazione assistita di psichedelici classici (Ayahuasca e psilocibina) anche nel trattamento di disturbi da uso di alcol (Bogenschutz et al., 2022) e disturbo ossessivo compulsivo (Kelmendi et al., in press).

Una ricerca sull’utilizzo degli psichedelici nel trattamento del DOC

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) è un disturbo psicopatologico altamente invalidante e tendenzialmente cronico caratterizzato dalla presenza di ossessioni e compulsioni clinicamente significative che impattano nel funzionamento di vita del soggetto o inducono un’elevata sofferenza soggettiva (American Psychiatric Association [APA], 2013).

Il DOC colpisce il 2-3% della popolazione mondiale e si stima che una percentuale compresa tra il 40 ed il 60% dei pazienti che ricevono almeno un trattamento nel corso della vita continua a sperimentare sintomi significativi (Stein et al., 2019; Pittinger & Bloch, 2014). I soggetti resistenti ai trattamenti hanno attualmente poche alternative, anche in termini di farmacoterapia (Skapinakis, P. et al. 2016).

Alla luce dei risultati positivi ottenuti dalla terapia con psilocibina nel trattamento della depressione ed altri disturbi psichiatrici, un recente studio americano si è rivolto all’analisi dell’efficacia della somministrazione di questo psichedelico su un campione di 28 pazienti con diagnosi di Disturbo Ossessivo Compulsivo.

Mentre le precedenti indagini si erano limitate a casi singoli o a piccoli studi di ricerca senza condizioni di controllo, Kelmendi e collaboratori hanno pianificato un trial randomizzato controllato in doppio cieco per aumentare il rigore delle analisi di efficacia del trattamento di una singola dose di psilocibina paragonata ad una condizione placebo.

I partecipanti avevano tutti ricevuto una diagnosi formale di DOC secondo i criteri del DSM 5 (APA, 2013), avevano almeno due precedenti percorsi di trattamento evidence based falliti, avevano avuto sintomi clinicamente significativi negli ultimi 3 mesi e un punteggio attuale alla scala Y-BOCS di almeno 19.

Seguendo questi ed altri criteri di esclusione (familiarità positiva per disturbo bipolare o psicosi, ideazione suicidaria, condizioni mediche instabili, utilizzo di sostante psichedeliche nei 12 mesi precedenti allo studio) si era giunti al campione totale di 28 soggetti divisi poi nel gruppo di controllo (somministrazione di una vitamina-placebo) e in un gruppo sperimentale (somministrazione unica di psilocibina 0.25 mg/kg).

I risultati dello studio

I risultati ottenuti da questo trial hanno mostrato una riduzione significativa della sintomatologia ossessiva (almeno 10 punti sulla scala Y-BOCS) già dopo 48 h dalla somministrazione con psilocibina.  Rispetto ai soggetti sottoposti a placebo, i pazienti DOC che ricevevano la terapia psichedelica mantenevano il miglioramento sintomatologico anche dopo una settimana e la maggior parte di essi anche dopo 12 settimane.

Come altri tipi di trattamento farmacologico, la terapia assistita con psilocibina non si è dimostrata esente da conseguenze avverse: nella maggior parte dei casi gli effetti secondari negativi sono stati di moderata entità (es., nausea, parestesie transitorie, ansia, emicrania) ma in uno dei pazienti si riporta l’emergere di ideazione suicidaria nelle 24 successive alla somministrazione della sostanza.

Nonostante gli svariati limiti della sperimentazione legati soprattutto alla modesta dimensione del campione e l’eterogeneità demografica dello stesso, i risultati ottenuti aprono ulteriori filoni di indagine sull’utilizzo della terapia psichedelica assistita nella cura del DOC.

In un disturbo tendenzialmente cronico come il Disturbo Ossessivo Compulsivo che presenta un decorso ingravescente oltre ad un elevato impatto sul funzionamento di vita di chi ne è affetto, sarà importante capire se questa nuova strada terapeutica tramite somministrazione controllata di psilocibina possa in effetti costituire una valida alternativa, soprattutto nei numerosi casi in cui la farmacoterapia e la psicoterapia incontrano limiti di applicazione o di efficacia.

Cenni Bibliografici

  • American Psychiatric Association (APA) (2013). DSM‐5, Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). American Psychiatric Publishing.
  • Bogenschutz et al.,(2022). Percentage of Heavy Drinking Days Following Psilocybin-Assisted Psychotherapy vs Placebo in the Treatment of Adult Patients With Alcohol Use Disorder: A Randomized Clinical Trial. JAMA Psychiatry.
  • Carhart-Harris et al. (2021). Trial of Psilocybin versus Escitalopram for Depression. New England Journal of Medicine, 384(15), 1402–1411.
  • Davis et al. (2020). Effects of psilocybin-assisted therapy on major depressive disorder: a randomized clinical trial. JAMA psychiatry.
  • Goodwin et al. (2023).Single-dose psilocybin for a treatment-resistant episode of major depression: Impact on patient-reported depression severity, anxiety, function, and quality of life. Journal of affective disorders, 327, 120-127.
  • Kelmendi  et al., Psilocybin for Treatment-Resistant OCD: A Randomized Controlled Trial. In press. https://doi.org/10.31234/osf.io/atfum_v1
  • Luoma et al (2020). A Meta-Analysis of Placebo-Controlled Trials of Psychedelic-Assisted Therapy. Journal of Psychoactive Drugs, 52(4): 289–299.
  • Mitchell et al. (2023). MDMA-assisted therapy for moderate to severe PTSD: A randomized,
  • placebo-controlled phase 3 trial. Nature Medicine, 29(10), 2473–2480.
  • Pittenger, C. & Bloch, M. H. Pharmacological treatment of obsessive-compulsive disorder. Psychiatr Clin North Am 37, 375-391 (2014).
  • Skapinakis, P. et al. Pharmacological and psychotherapeutic interventions for management of obsessive compulsive disorder in adults: a systematic review and network meta-analysis. Lancet Psychiatry 3, 730-739 (2016).
  • Stein et al. Obsessive-compulsive disorder. Nat Rev Dis Primers 5, 52 (2019).
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