Il termine misofonia è l’unione di due parole greche misos (odio) e fonia (suono). Nel 2001 due neuroscienziati – Margaret e Pawell Jastreboff – hanno sentito l’esigenza di trovare un nuovo termine che potesse descrivere un elenco di sintomi che non erano spiegati da condizioni cliniche già note come iperacusia o acufene.
Nel 2022 un gruppo di esperti è giunto a una definizione consensuale di misofonia come un disturbo caratterizzato da una ridotta tolleranza a suoni specifici o stimoli associati a tali suoni (Swedo et al., 2022). Questi stimoli noti come trigger tendono a evocare intense reazioni negative a livello emotivo, comportamentale e fisiologico, assenti nella maggior parte delle persone (tra gli altri, Brout et al., 2018).
È del tutto normale che gli esseri umani provino avversione per certi suoni. Pensiamo per esempio al rumore del gesso sulla lavagna. Tuttavia, per chi soffre di misofonia certi suoni sono così intollerabili da attivare emozioni difficili da regolare.
Molte persone che ne soffrono riferiscono anche di avere sensibilità sensoriali che vanno oltre i suoni (Woolley et al., 2026). Certe reazioni negative infatti possono essere scatenate anche da altri canali, non solo dall’udito: per esempio, gli odori oppure il movimento. In questo caso esiste un altro termine misochinesia e si può presentare da sola o in concomitanza con la misofonia.
I suoni trigger per la misofonia
Sebbene ogni persona possa avere una ipersensibiltà a suoni diversi, esistono dei trigger più diffusi per la risposta misofonica:
- Suoni orali legati al mangiare o bere, quali per esempio masticare, sorseggiare, deglutire, sgranocchiare cibi;
- Suoni nasali e della gola, quali respirare, tossire, schiarirsi la gola, annusare;
- Suoni ambientali come il clic della penna, la digitazione sulla tastiera, lo schioccare delle dita, il tamburellare coi piedi, la pronuncia di particolari consonanti o vocali, il rumore delle posate, solo per citarne i più frequenti.
Da questa breve lista dei suoni trigger più diffusi emerge che si tratta di suoni quotidiani e molto frequenti.
Di solito la maggior parte delle persone riesce a ignorarli o addirittura neppure li nota. Quando si soffre di misofonia, invece, l’attenzione si concentra intensamente su questi suoni al punto da sperimentare una serie di reazioni emotive intense.
Le emozioni e i comportamenti associati
Le emozioni principalmente vissute sono la rabbia e il disgusto, oltre a tristezza e ansia; quest’ultima legata alla preoccupazione pervasiva di percepire suoni trigger in vari ambienti.
Tipicamente le persone con misofonia riconoscono le loro emozioni come indesiderate, incontrollate, a volte eccessive e inaccettabili.
Gli stimoli trigger possono innescare delle forti reazioni comportamentali come aggressività verbale o fisica nei confronti di chi produce il suono (tra gli altri, Swedo et al., 2022) e queste risposte possono portare a incomprensioni, conflitti e isolamento sociale.
Dal momento che i soggetti con misofonia provano emozioni intollerabili tendono a mettere in atto una serie di strategie di coping. Queste strategie includono comportamenti generalmente volti all’allontanamento dall’ambiente in cui si avvertono i suoni misofonici (Brout et al., 2018) e all’evitamento di persone, situazioni che possono causare il suono trigger.
Laddove l’evitamento delle situazioni non è possibile le persone con misofonia provano a distrarsi attraverso la musica, producono suoni per contrastare il suono trigger, indossano degli auricolari con della musica allo scopo di coprire certi suoni o anche tappi per le orecchie per la cancellazione del rumore.
Queste strategie hanno un’efficacia a breve termine perché riducono il contatto con la fonte del disagio ma nel tempo diventano inefficaci, portando a un evitamento sistematico delle situazioni interpersonali con un impatto significativo sulla qualità della vita sia delle persone affette da misofonia sia di chi le circonda (tra gli altri, Swedo et al., 2022).
Il significato che cambia il suono
Le risposte misofoniche non sembrano essere suscitate dalle mere caratteristiche fisiche del suono, come ad esempio il volume o l’intensità nell’iperacusia; piuttosto l’elemento cruciale è rappresentato dal significato specifico attribuito dall’individuo a quello specifico suono e questo costituisce il discrimine tra misofonia e gli altri disturbi audiologici.
L’intensità delle risposte misofoniche varia infatti a seconda della sorgente sonora, diventando più significativa quando il suono scatenante è prodotto da familiari o conoscenti (tra gli altri, Guetta et al., 2022).
C’è una tendenza ad attribuire alla persona che emette il suono trigger una certa intenzionalità nel compiere l’atto e questo contribuisce ad acuire la reazione emotiva del soggetto rendendo quello stimolo uditivo intollerabile.
Emerge un forte giudizio nei confronti delle persone che emettono quel suono. Potrebbe essere percepito come mancanza di rispetto, come abbandono, come mancanza di amore o di considerazione. Questo spiega perché le emozioni sono così intense quando la fonte del suono trigger è una persona cara.
Il ruolo dell’interpretazione del suono nella reattività emotiva suggerisce che la misofonia è strettamente legata anche ai processi cognitivi piuttosto che essere prevalentemente di natura sensoriale.
Epidemiologia
La misofonia non è rara: si stima che la prevalenza della misofonia clinicamente significativa nella popolazione sia compresa tra il 2 e il 5% (Dixon, Schadegg, Clark, Sevier & Witcraft, 2024), paragonabile o superiore a quella di altri disturbi psichiatrici. Questa prevalenza sottolinea la necessità di una maggiore consapevolezza, comprensione e ricerca sulla condizione clinica per gestire meglio i suoi effetti debilitanti.
È stato osservato che il disturbo tende a manifestarsi in modo improvviso, spesso durante l’infanzia o nella prima adolescenza, quando la persona inizia a notare i suoni emessi da persone familiari e sviluppa una ipersensibilità nei loro confronti.
Nonostante l’esordio precoce, molte persone riescono a dare un nome al loro disturbo solo dopo anni di sofferenza e questo dato evidenzia quanto ci sia ancora poca informazione sulla misofonia.
Negli ultimi anni sono emerse diverse ipotesi sulla possibile origine della misofonia benchè la natura esatta del disturbo resti ancora oggetto di studio e di dibattito.
La ricerca attuale suggerisce che l’eziologia della misofonia è complessa e influenzata da fattori neurobiologici, psicologici, sociologici e genetici (Gasparri, 2025).
Diagnosi differenziale e comorbidità
La sintomatologia misofonica può presentare elementi di sovrapposizione con altri disturbi psichiatrici portando spesso a una sottodiagnosi, come pure a una confusione con altre manifestazioni diagnostiche che condividono tratti con la misofonia, tipo la fobia specifica, il disturbo ossessivo-compulsivo e i disturbi del neurosviluppo.
La comorbidità è comune tra gli individui affetti da misofonia, con vari studi che identificano associazioni con diverse condizioni di salute mentale, per esempio ansia generalizzata, disturbo ossessivo-compulsivo e disturbo ossessivo-compulsivo di personalità (tra gli altri, Jager et al., 2020).
Il trattamento della misofonia
Gli studi sul trattamento della misofonia sono in forte crescita negli ultimi anni. La maggior parte degli articoli scientifici si concentra su casi specifici o limitati per cui è difficile giungere a conclusioni generalizzabili circa l’efficacia dei trattamenti presi in esame.
Recenti ricerche suggeriscono che la terapia cognitivo-comportamentale e la terapia di accettazione e impegno nell’azione (ACT) potrebbero contribuire a migliorare i sintomi della misofonia (Lewin et al., 2026; Twohig et al., 2026).
Alcuni autori hanno elaborato un approccio al trattamento della misofonia che si chiama EASE (Experiential Acceptance and Stimulus Engagement; Cowan, Marks & Pinto, 2022).
Il trattamento si articola in tre fasi principali.
Prima fase
La prima fase ha come obiettivo quello di porre fine alla speranza che la soluzione del problema passi dalla modifica del comportamento da parte dell’altro e che dunque gli altri smettano di emettere quei suoni trigger.
Questa speranza infatti alimenta la frustrazione e genera un’illusione che lascia la persona bloccata in una condizione di attesa irrealistica.
Abbandonare l’idea che gli altri dovrebbero smettere di emettere quei suoni è fondamentale per cambiare prospettiva e accettare che si possa cambiare il modo di relazionarsi con i suoni trigger sviluppando una flessibilità emotiva e cognitiva.
Lasciare andare la speranza di un cambiamento da parte degli altri permette inoltre di recuperare un senso di padronanza e di controllo.
Seconda fase
La seconda fase implica la riduzione dell’evitamento. Evitare i suoni scatenanti aumenta la sensibilità agli stessi abbassando la soglia di tolleranza e dunque rendendo le persone con misofonia sempre più vulnerabili ai trigger.
Il trattamento incoraggia le persone a esporsi gradualmente ai suoni scatenanti affrontando le proprie emozioni.
Promuovendo una maggiore tolleranza alle emozioni negative, i pazienti imparano gradualmente a gestire le proprie reazioni ai fattori scatenanti misofonici. Questo intervento mira a ridurre l’ansia e i comportamenti di evitamento, mitigando la gravità della misofonia.
Terza fase
L’ultima fase implica interagire attivamente con gli stimoli sonori per ridurre la reazione negativa. Gli individui vengono guidati a interagire con i trigger in modo consapevole, accettando la realtà che questi continueranno a manifestarsi, anche se sbagliati o percepiti come tali.
Quando le persone si trovano di fronte a una situazione che sanno di non poter cambiare, possono imparare ad accettarla costruendo una relazione nuova e più flessibile con gli stimoli trigger e questo porta a un miglioramento a lungo termine della tolleranza.
Sebbene la misofonia sia vissuta come qualcosa di impattante, la ricerca suggerisce che può essere affrontata con interventi psicologici. La chiave non è combattere o evitare i suoni scatenanti, ma cambiare il modo in cui il cervello reagisce ad essi. Cambiare il rapporto con i suoni trigger focalizzandosi sull’accettazione e riducendo l’evitamento può permettere alle persone con misofonia di riappropriarsi della propria qualità di vita.
Bibliografia
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