L’incertezza è una condizione inevitabile dell’esperienza umana. Ogni giorno prendiamo decisioni senza poter prevedere con assoluta certezza le conseguenze delle nostre azioni.
Per molte persone questo margine di imprevedibilità è tollerabile; per altre, invece, l’incertezza diventa una fonte intensa e persistente di disagio emotivo. In psicologia clinica, questa difficoltà viene definita intolleranza dell’incertezza (intolerance of uncertainty, IU).
L’intolleranza dell’incertezza può essere descritta come la tendenza a reagire negativamente, a livello emotivo, cognitivo e comportamentale, a situazioni percepite come ambigue o imprevedibili, indipendentemente dalla reale probabilità che si verifichi un esito negativo (Carleton, 2016).
L’intolleranza dell’incertezza come aspetto transdiagnostico
Negli ultimi anni, la letteratura scientifica ha evidenziato come l’intolleranza dell’incertezza rappresenti un fattore transdiagnostico, ovvero un processo psicologico comune a diversi disturbi mentali, piuttosto che una caratteristica specifica di una singola diagnosi (McEvoy e Mahoney, 2012).
Numerosi studi hanno mostrato come livelli elevati di IU siano associati a:
- disturbi d’ansia, in particolare il disturbo d’ansia generalizzata, in cui l’incertezza sul futuro e uno stile di pensiero catastrofico alimentano la preoccupazione cronica e il rimuginio;
- disturbo d’ansia di malattia (ipocondria), in cui l’impossibilità di ottenere certezze assolute sul proprio stato di salute e l’interpretazione catastrofica di segnali corporei ambigui portano a continui controlli e richieste di rassicurazione;
- disturbo ossessivo-compulsivo, in cui il dubbio persistente e la difficoltà a tollerare l’incertezza giocano un ruolo centrale nel mantenimento delle ossessioni e delle compulsioni. Le ossessioni si manifestano spesso come dubbi persistenti e irrisolvibili (“E se non fossi abbastanza sicuro di…?”), e la difficoltà principale non è la presenza del pensiero in sé, ma l’impossibilità di tollerare l’incertezza che esso genera. Le compulsioni possono essere comprese come tentativi di neutralizzare l’incertezza e raggiungere una certezza soggettiva temporanea.
In questi disturbi, non è tanto la presenza di un pericolo reale a generare sofferenza, quanto l’impossibilità di raggiungere una sicurezza totale.
Meta-analisi recenti confermano che l’IU è significativamente associata a diversi disturbi d’ansia e depressivi, anche controllando l’effetto di altri costrutti cognitivi come il perfezionismo o la sensibilità all’ansia (Hong & Cheung, 2015).
Le credenze associate all’intolleranza dell’incertezza
Alla base dell’intolleranza dell’incertezza si trovano specifiche credenze disfunzionali, che influenzano il modo in cui la persona interpreta eventi, pensieri ed emozioni. Tra le più comuni troviamo:
- “il dubbio è significativo e pericoloso e l’incertezza è inaccettabile”: sottende l’idea che non sapere cosa accadrà equivalga a essere esposti a un rischio grave
- “la certezza totale è condizione necessaria per poter stare tranquilli”: si crede di non poter essere sereni e felici e godersi gli eventi se prima non si è eliminato ogni possibile dubbio
- “è possibile e necessario raggiungere una certezza completa prima di agire”: la persona crede di dover essere sicura al 100% prima di agire, arrivando a procrastinare, evitare o attivarsi solo in seguito ad eccessiva pianificazione
- “non agire di fronte all’incertezza equivale a essere irresponsabili o moralmente colpevoli”: denota sovrastima delle proprie responsabilità
- “Non si può affrontare un esito negativo”: indica una sottovalutazione delle proprie risorse di coping nell’affrontare eventi negativi imprevisti
Queste credenze rendono l’incertezza non solo spiacevole, ma emotivamente intollerabile, una vera e propria minaccia psicologica, aumentando ansia, senso di pericolo e bisogno di controllo.
Le strategie disfunzionali per gestire l’incertezza
Nel tentativo di ridurre il disagio legato all’incertezza, le persone sviluppano una serie di strategie di coping disfunzionali, che forniscono un sollievo immediato, ma mantengono il problema nel lungo termine (Dugas & Robichaud, 2007).
Tra le strategie più frequenti troviamo:
- evitamento di situazioni percepite come incerte;
- ricerca ripetuta di rassicurazioni da partner, familiari o professionisti;
- controlli ripetuti del corpo, delle azioni o delle decisioni prese;
- preoccupazione e rimuginio come tentativi di “prepararsi” a ogni eventualità;
- iperinformazione e iperpianficazione, nel tentativo di eliminare ogni possibile dubbio
Questi comportamenti rinforzano implicitamente l’idea che l’incertezza sia intollerabile e che debba essere eliminata a ogni costo.
Approcci terapeutici per favorire la tolleranza dell’incertezza
Considerata la natura transdiagnostica dell’intolleranza dell’incertezza, diversi modelli terapeutici hanno progressivamente spostato l’attenzione dalla riduzione dei sintomi specifici al lavoro sui processi di base che mantengono il disagio psicologico.
In questo quadro, l’IU rappresenta un target di intervento privilegiato, in quanto direttamente implicata nei meccanismi di evitamento, controllo e ricerca di certezza che caratterizzano numerosi disturbi emotivi.
Interventi cognitivi: modificare le credenze sull’incertezza
All’interno della terapia cognitivo-comportamentale, il lavoro sull’intolleranza dell’incertezza si concentra sull’identificazione e sulla ristrutturazione delle credenze disfunzionali che attribuiscono all’incertezza un significato catastrofico o inaccettabile.
ùL’obiettivo non è convincere la persona che “andrà tutto bene”, ma aiutarla a sviluppare una valutazione più flessibile e probabilistica degli eventi futuri e delle proprie capacità di fronteggiarli.
In particolare, vengono esplorate e messe in discussione convinzioni quali:
- l’idea che l’incertezza sia intrinsecamente pericolosa;
- la necessità di raggiungere una certezza assoluta prima di prendere decisioni;
- la sovrastima delle conseguenze negative dell’errore o dell’imprevisto;
- la sottostima delle proprie risorse di coping.
Attraverso tecniche come il dialogo socratico, gli esperimenti comportamentali e la riformulazione cognitiva, il paziente viene accompagnato a riconoscere come la ricerca di certezza assoluta non solo sia irrealistica, ma contribuisca paradossalmente al mantenimento dell’ansia e del senso di vulnerabilità.
Esposizione all’incertezza: apprendere che il dubbio è tollerabile
L’esposizione all’incertezza rappresenta uno degli strumenti terapeutici più efficaci e supportati empiricamente per ridurre l’intollerenza della stessa.
L’obiettivo dell’esposizione non è l’abituazione al disagio né l’eliminazione dell’ansia, ma l’apprendimento di nuove associazioni che permettano di disconfermare l’idea che l’incertezza sia insopportabile o ingestibile (Craske et al., 2014).
Nel concreto, l’esposizione consiste nel:
- esporsi deliberatamente a situazioni ambigue o imprevedibili;
- astenersi da comportamenti di controllo, evitamento o rassicurazione;
- rimanere in contatto con il dubbio e l’ansia che ne derivano, fino a sperimentare che tali stati emotivi sono transitori e tollerabili.
Nel disturbo ossessivo-compulsivo, questo approccio si integra con l’esposizione con prevenzione della risposta (ERP), in cui il paziente impara a convivere con il dubbio ossessivo senza ricorrere alle compulsioni, interrompendo così il rinforzo negativo che mantiene il disturbo.
L’esperienza ripetuta di “non sapere” contribuisce gradualmente a ridurre la sensibilità all’incertezza.
Approcci di terza onda: cambiare la relazione con l’incertezza
Gli approcci di terza onda, come l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) e gli interventi basati sulla Mindfulness, propongono un cambiamento di prospettiva rispetto all’incertezza. Piuttosto che cercare di ridurla o controllarla, questi modelli promuovono una relazione più aperta, accettante e non giudicante con l’esperienza interna.
Nell’ACT, l’incertezza viene concettualizzata come un’esperienza inevitabile, che diventa problematica solo quando la persona tenta rigidamente di evitarla o eliminarla.
Attraverso processi quali l’accettazione, la defusione cognitiva e il contatto con il momento presente, il paziente viene aiutato a fare spazio al dubbio senza lasciarsi guidare da esso, orientando le proprie azioni in base ai valori personali piuttosto che alla ricerca di sicurezza (Hayes et al., 2012).
Le pratiche di mindfulness, dal canto loro, favoriscono la capacità di osservare pensieri ed emozioni legati all’incertezza come eventi mentali transitori, riducendo l’identificazione con il contenuto del dubbio e la reattività automatica che ne deriva.
Questo atteggiamento di consapevolezza contribuisce a interrompere i cicli di ruminazione e preoccupazione cronica frequentemente associati all’IU.
Evidenze empiriche e implicazioni cliniche
Le evidenze empiriche indicano che la riduzione dell’intolleranza dell’incertezza durante il trattamento è associata a miglioramenti clinici significativi in diversi disturbi emotivi, inclusi i disturbi d’ansia, il DOC e la depressione.
Meta-analisi recenti suggeriscono che gli interventi che prendono esplicitamente l’IU come target terapeutico producono effetti più ampi e generalizzabili, riducendo la vulnerabilità a future ricadute (Boswell et al., 2013; Näsling, et al., 2024).
Dal punto di vista clinico, lavorare sull’IU significa aiutare il paziente a spostarsi da una logica di controllo e certezza a una logica di flessibilità e disponibilità all’esperienza.
In questo senso, la terapia non mira a eliminare l’incertezza, ma a trasformarla da minaccia intollerabile a condizione con cui è possibile convivere senza rinunciare a una vita più libera significativa.
Bibliografia
- Boswell, J. F., Thompson-Hollands, J., Farchione, T. J., & Barlow, D. H. (2013). Intolerance of uncertainty: a common factor in the treatment of emotional disorders. Journal of Clinical Psychology. 69(6), 630-645.
- Carleton, R. N. (2016). Fear of the unknown: One fear to rule them all? Nature Reviews Neuroscience, 17(8), 491–497.
- Craske, M. G., Treanor, M., Conway, C. C., Zbozinek, T., & Vervliet, B. (2014). Maximizing exposure therapy: An inhibitory learning approach. Behaviour Research and Therapy, 58, 10–23.
- Dugas, M. J., & Robichaud, M. (2007). Cognitive-behavioral treatment for generalized anxiety disorder: From science to practice. Londra: Routledge.
- Hayes, S. C., Strosahl, K. D., & Wilson, K. G. (2012). Acceptance and Commitment Therapy: The process and practice of mindful change. New York: Guilford Press.
- Hong, R. Y., & Cheung, M. W. L. (2015). The structure of cognitive vulnerabilities to depression and anxiety. Clinical Psychological Science, 3(6), 892–912.
- McEvoy, P. M, & Mahoney, A. E. (2012). To be sure, to be sure: intolerance of uncertainty mediates symptoms of various anxiety disorders and depression. Behavioral Therapy, 43(3), 533-45.
- Näsling, J., Aström, E., Jacobsson, L., & Ljungberg1, J., K. (2024). Effect of Psychotherapy on Intolerance of Uncertainty: A Systematic Review and Meta-Analysis. Clinical Psychology & Psychotherapy, 31(4).



