La disregolazione emotiva: manifestazioni, cause e trattamento

Le emozioni umane

Per comprendere cosa significa “disregolazione emotiva” è necessario partire da una breve introduzione su cosa siano le emozioni e sulla loro funzione.

Ancora oggi non c’è una definizione esaustiva: sono sicuramente sistemi complessi che rispondono ad uno stimolo interno o esterno.

Queste risposte determinano cambiamenti fisiologici (che portano all’aumento dell’arousal), comportamentali e cognitivi.

La funzione di questi strumenti biologici ed evolutivi è quella di navigare in un mondo complesso migliorando, grazie all’adattamento, la nostra sopravvivenza a livello individuale e di comunità, per tendere al benessere.

Funzioni delle emozioni

Nello specifico, le emozioni umane:

  • aiutano a regolare il comportamento preparando la risposta all’ambiente;
  • comunicano all’interno del contesto sociale (espressioni facciali, postura, gestualità), favorendo cooperazione e legami;
  • guidano il processo decisionale: ci aiutano a valutare le opzioni sulla base delle esperienze passate e al nostro sistema di valori;
  • incidono su apprendimento e memoria, aiutandoci, ad esempio, a evitare situazioni spiacevoli;
  • motivano e spingono all’azione. Ad esempio la tristezza motiva a cercare conforto, la rabbia spinge a trovare soluzioni.

Categorie di emozioni

Le emozioni si dividono in:

  • primarie: ossia emozioni di base, universali, innate e immediate che si manifestano sin dalla prima infanzia.
  • Secondarie: ossia emozioni complesse che si sviluppano in un secondo momento e richiedono forte elaborazione cognitiva, con sintesi tra norme culturali, apprendimento e emozioni primarie. Emergono con la maturazione dell’individuo che entra nel contesto sociale.

Riassumendo le emozioni servono a comprendere come stiamo, come reagiamo a uno stimolo, a comunicare con noi stessi e gli altri, aiutando a prendere decisioni più consapevoli e a prepararci all’azione.

L’emozione, essendo un’informazione, non definisce né determina che quel modo spontaneo debba essere la reazione definitiva alla situazione.

Anzi, la consapevolezza di ciò che stiamo provando e di cosa siamo motivati a fare, ci dà le condizioni per poter riflettere e decidere che risposta attuare nel rispetto degli obiettivi che vogliamo ottenere.

Quando questo avviene, anche a fronte di forti emozioni, ci sentiamo in grado di provarle, gestirle ed agire coerentemente al contesto e ai nostri scopi. Insomma ci sentiamo emotivamente regolati.

La regolazione emotiva

Quando siamo regolati o in grado di regolarci, ci orientiamo agli scopi e alle relazioni, esprimiamo capacità di adattamento, autoefficacia, guidiamo le azioni sulle esperienze precedenti recuperando ricordi pertinenti.

Le abilità metacognitive (ossia la capacità di riflettere su pensieri, emozioni e ragionare su sé stessi e su cosa accade nella mente altrui, utilizzare le conoscenze e riflessioni sugli stai mentali per risolvere problemi e gestire la sofferenza) sono presenti.

Vi sono 5 strategie di regolazione emotiva:

  1. Selezione di una situazione e intraprendere comportamenti, per esperire emozioni desiderate, come non andare alla festa che ci mette a disagio.
  2. Modificare la situazione, come studiare con un amico per l’esame che ci mette in difficoltà.
  3. Strategie di focalizzazione dell’attenzione, quali spostare la concentrazione e attenzione su elementi neutri o scrollare sul cellulare se siamo nervosi per l’attesa di un colloquio.
  4. Cambiamento cognitivo, ossia la capacità di valutare la situazione per modificare il significato attribuito alla situazione stessa.
  5. Sforzi di regolazione delle risposte fisiologiche e comportamentali, per inibire i comportamenti disfunzionali.

Ma che succede quando non siamo in grado di utilizzare queste strategie o quando tali strategie diventano rigide, ricorrenti o vengono a mancare? Solitamente è qui che avviene la disregolazione emotiva.

La disregolazione emotiva

Quando disregoliamo perdiamo sicurezza, agency, disponibilità alle relazioni interpersonali, le funzioni metacognitive si riducono, la flessibilità lascia il posto agli automatismi e la spontaneità è sostituita dalla reattività.

Ci si sente incapaci di regolare la durata e l’intensità delle emozioni, vi sono oscillazioni repentine da un’emozione all’altra, la sensazione è di essere fuori controllo, non capiamo ciò che ci viene detto né tanto meno troviamo le parole per esprimerci.

Quindi la disregolazione delle emozioni corrisponde alla difficoltà e/o incapacità di gestire o elaborare efficacemente le emozioni e può manifestarsi con una loro eccessiva intensificazione o disattivazione (Gross, 2007).

Si caratterizza per:

  •  disfunzioni nel modulare l’esperienza e l’espressione degli affetti;
  • sensibilità agli stimoli emozionali;
  • intensità della risposta;
  • un aumentato tempo necessario per ritornare alla baseline;
  • incapacità di dirottare l’attenzione dagli stimoli emozionali;
  • disfunzione del processamento dell’informazione;
  • ma anche di sovramodulazione (Salvatore et al., 2016; Dimaggio et al., 2013)

Cause della disregolazione emotiva

Le cause sono complesse e multifattoriali.

Vi possono essere:

  • predisposizione genetica e/o vulnerabilità temperamentale;
  • disfunzioni neurobiologiche e alterazioni della chimica cerebrale e dei sistemi neurotrasmettitoriali;
  • fluttuazioni ormonali (a volte transitorie come nell’adolescenza);
  • deficit nelle abilità metacognitive;
  • uso o abuso di sostanze psicoattive;
  • disturbi psichiatrici di cui la disregolazione può essere sia causa sia conseguenza;
  • esperienze traumatiche quali abusi fisici, psicologici o sessuali e trascuratezza.

Le capacità di regolare la propria emotività viene appresa a partire dal contesto di cura familiare, anche quindi dalla relazione d’attaccamento che si instaura con chi si prendere cura del bambino.

Quando l’ambiente non è supportivo, non accoglie, fraintende il manifestarsi delle emozioni del bambino possono verificarsi dinamiche di instabilità di relazione individuo-ambiente.

Come conseguenza di ciò l’emotività potrebbe essere percepita come inadeguata, pericolosa o intollerabile. E ciò potrebbe portare a difficoltà nel tollerare lo stress e quindi anche a orientarsi in base alle proprie emozioni, non riuscendo a fare uso di strategie cognitive in grado di mediare il rapporto tra stimolo ambientale.

Diventare disregolati non è di per se patologico, fa parte della nostra esistenza. La differenza sta in quanto siamo in grado di recuperare in modo efficiente uno stato disregolato.

La prospettiva del paziente con disregolazione emotiva

La crisi emotiva viene descritta come un dolore insopportabile, da cui emerge un’urgenza di sollievo immediato data l’intollerabilità, invisibile agli altri e che perciò causa irraggiungibilità.

Il paziente che incontra un terapeuta che conosce la crisi si sente meno terrorizzato, aspetto che riduce il rischio di escalation emotiva anche grazie al fatto che il terapeuta funge da modello di regolazione emotiva.

Tutto ciò aiuta a costruire fiducia nella relazione terapeutica e favorisce l’apprendimento di strategie a lungo termine.

Quindi ai pazienti serve psicoeducazione e conoscenza di ciò che gli accade tramite risposte chiare che possano favorire un clima di fiducia.

La terapia della disregolazione emotiva

E’ quindi auspicabile che il trattamento sia fatto da un professionista preparato e che abbia come target le emozioni, le cognizioni e i comportamenti di coping.

Gli obiettivi sono:

  • riportare le emozioni a un livello funzionale per apprezzarle come adattive.
  • modificare le abitudini di regolazione emozionale per ridurre intensità e incidenza delle esperienze emotive che influiscono sul funzionamento.

L’intervento mira a questi target d’intervento, che talvolta possono seguire un ordine diverso da quello qui riportato:

La psicoeducazione

Per psicoeducazione si intendono tutti quegli interventi di taglio informativo in cui il concetto di base è l’insegnamento di rilevanti principi e conoscenze psicologiche.

E’ caratterizzata da coinvolgimento e condivisione. E’ il primo passo verso il diventare responsabili senza sentirsi colpevoli. Implica capirsi e sentirsi capiti. Incrementa la consapevolezza di malattia e migliora l’adesione alle cure.

La psicoeducazione sulle emozioni, sulla disregolazione emotiva sulle cause e processi implicati è fondamentale per poter poi lavorare con gli strumenti che verranno appresi successivamente.

Consapevolezza e regolazione delle emozioni

La psicoterapia moderna utilizza la mindfulness per migliorare la percezione delle proprie emozioni, per sviluppare la distanza dai comportamenti automatici, per coltivare un atteggiamento di accettazione, apprezzamento e connessione verso sé stessi e il mondo.

E tutto ciò ha una grande funzione regolatoria (Jon Kabat.Zinn, 1990). Riguarda l’osservazione continua e accettante del flusso delle percezioni interne ed esterne, sospendendo il giudizio e mantenendo il focus sul presente (Linehan, 2015).

Parallelamente al lavoro di accettazione delle emozioni si acquisiscono anche gli strumenti utili ad abbassare e gestire i livelli elevati di arausal.

Flessibilità cognitiva

Quando vi è maggiore conoscenza e consapevolezza delle proprie emozioni si passa al lavoro su pensieri automatici, distorsioni cognitive (ad esempio la sovrastima probabilità e l’esagerare le conseguenze) e gli schemi emozionali.

Sviluppare la consapevolezza di come i pensieri (o interpretazioni) influenzino le emozioni aiuta e aumenta la flessibilità nell’interpretazione.

Strategie di coping

Le strategie di coping sono risposte che vengono attivate al fine ridurre la sofferenza e modulare l’affettività, ma quando sono disfunzionali finiscono per incrementarla in maniera paradossale oppure creare problemi secondari (come i sintomi e la conferma dell’immagine di sé negativa).

In ogni caso non tutte le volte che siamo in stati mentali dolorosi produciamo strategie di coping disfunzionali o abbiamo come effetto la sintomatologia o la disregolazione emotiva.

Quest’ultima avviene quando vi è un crollo/sottrazione improvvisa delle strategie di coping, in cui emerge con forza l’immagine negativa di sé e la sofferenza associata o quando l’utilizzo di strategie di coping produce disregolazione.

La ruminazione, ad esempio, è utilizzata per gestire il senso di inadeguatezza di un evento accaduto, ma aumenta lo stato emotivo.

Quando la persona ha acquisito flessibilità nel rapportarsi con le proprie emozioni e pensieri, ha una base sufficientemente stabile per cambiare le strategie di coping disfunzionali che mette in atto, in maniera più o meno consapevole, in risposta allo stato mentale doloroso causato dall’attivazione di un’idea di sé negativa.

Esposizione alle emozioni e alle sensazioni fisiche

Infine, affrontare le emozioni e situazioni temute è la cartina tornasole che ci indica se il lavoro fatto in precedenza ha dato i suoi frutti.

Esposizione alle emozioni significa esporsi gradualmente a trigger emotivi interni e esterni. Può essere svolta in immaginazione, in seduta e in vivo.

Si riferisce a tutti quegli esercizi per provocare intense risposte emotive e praticare le abilità apprese fino a quel momento.

L’obiettivo è l’esposizione all’emozione stessa e ai suoi correlati fisiologici.

E importante perché le interpretazioni e valutazioni cambiano e iniziano ad emergerne di nuove e adattive, l’evitamento e il conseguente disagio iniziano a sparire e porta al riconoscimento e modifica dei coping.

Conclusioni

E’ importante ricordarsi che la disregolazione emotiva non è una scelta e che la persona che la vive è stremata e estremamente sofferente.

Qualsiasi cosa faccia in quel momento è perché non si sa fare altrimenti. Ed è per questo che un buon percorso terapeutico può aiutare ad assumere un atteggiamento utile e acquisire strumenti funzionali per imparare a gestirla.

Bibliografia

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  • Barlow, D.H., et al. (2021). Il protocollo unificato per il trattamento dei disturbi emotivi. FrancoAngeli.
  • Barlow, D.H., (2021). Protocollo unificato per il trattamento transdiagnostico dei disturbi emotivi. Quaderno Di Lavoro. FrancoAngeli.
  • Beaumont, E., Irons, C. (2022). Il quaderno della compassione. Una guida passo dopo passo per sviluppare il sé compassionevole. MINDHelp.
  • Bohus M., (2024). Training per il disturbo borderline di oersonalità e il PTSD complesso: Manuale per il paziente. Raffaello Cortina Editore.
  • Carbone, F. (2023). Crisi tempestose. Gestire le emozioni e ritrovare la serenità. Sperling & Cupfer
  • Celi, F. (2020). Le emozioni dei nostri fligli. Come far emergere le emozioni nascoste e imparare a gestirle insieme. DeAgostini.
  • Dimaggio G.,, Ottavi, P., Popolo, R., Salvatore G., (2019). Corpo, immaginazione e cambiamento. Raffaello Cortina, Milano
  • Harris, R. (2021) Fare act. Una guida pratica per professionisti all’Acceptance and Commitment Therapy.  Franco Angeli.
  • Giannantonio, M. (2013).  Paura di sentire. Come gestire il «pericolo» delle emozioni. Erickson.
  • Goleman, D. (1996). Intelligenza emotiva. Ed. Rizzoli.
  • Leahy, R.L., (2016). Emotional Schema Therapy: credenze sulle emozioni e strategie di regolazione emozionale in terapia metacognitiva. Eclipsi.
  • Leahy, R.L., Tirch, D., Napolitano, L.A., (2013). La regolazione delle emozioni in psicoterapia. Eclipsi.
  • Leahy, R.L. (2020). Non credere A tutto ciò che provi. Un quaderno di lavoro per comprendere I tuoi schemi emotivi e sentirti libero dall’ansia e dalla depressione. Francoangeli.
  • Linehan, M., (2015). DBT Skills Training. Schede e fogli di lavoro. Raffaello Cortina Editore.
  • Scalrlet, J, (2018). Superhero therapy. Giovanni Fioriti Editore.
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