Gli esseri umani sono creature sociali che, per natura, intrattengono relazioni con gli altri grazie anche a un cervello biologicamente predisposto a ricercare il senso di appartenenza, l’approvazione sociale e l’accettazione (Tomasello, 2014). Tuttavia, nell’era digitale caratterizzata da una iperconnessione attraverso molteplici piattaforme di social media, questo innato bisogno di inclusione sociale può accompagnarsi a un senso di disagio e all’angoscia di perderci qualcosa (Davis et al., 2023).
Lo scorrimento incessante dei contenuti sui social media, nel tentativo di sentirsi inclusi, può infatti generare sentimenti di inadeguatezza. Ciò che osserviamo online può farci pensare che tutti stiano vivendo una vita più entusiasmante o appagante della nostra. Sebbene ciò che vediamo sui social media non rispecchi fedelmente la realtà della vita altrui, è comunque facile avere la sensazione di essere un passo indietro.
Questo fenomeno ha contribuito all’emergere di un concetto noto come FoMO, acronimo di Fear of Missing Out, vale a dire la paura di perdersi qualcosa. Il termine si riferisce alle emozioni di ansia che gli individui possono percepire quando si sentono esclusi dalle esperienze sociali altrui (Przybylski et al., 2013), come pure al timore che gli altri stiano vivendo esperienze più appaganti delle nostre.
La FoMO ci convince che la felicità si trovi altrove e che stiamo perdendo l’occasione di viverla. Questa sensazione può generare una pressione costante a rimanere connessi ai social media, nel tentativo di alleviare il disagio derivante proprio dalla mancata partecipazione (Brailovskaia et al., 2023; Elhai et al., 2020).
La FoMO può così minare silenziosamente il benessere mentale, generando ansia, tristezza e irritazione rispetto a eventi che si verificano in nostra assenza, oltre a una ridotta qualità del sonno e a un minor benessere soggettivo (Azhari et al., 2022).
Negli ultimi anni è emerso un corrispettivo più positivo: la JoMO, o Joy of Missing Out, vale a dire la gioia di perdersi qualcosa.
La JoMO: un cambiamento verso una vita consapevole
Si ritiene che l’espressione Joy of Missing Out sia stata coniata dall’imprenditore Anil Dash intorno al 2012.
Sul suo blog Dash descrisse la decisione personale di ridurre la propria presenza sui social, sottolineando il senso di libertà derivante da questa scelta. La JoMO ha successivamente guadagnato popolarità come termine rappresentativo di uno stile di vita più consapevole e di una controcultura alternativa all’iperconnessione del mondo digitale.
In sostanza, la JoMO può essere considerata l’antidoto alla FoMO: invece di provare ansia per le attività alle quali non partecipiamo, possiamo sentirci appagati e persino felici di rinunciare a determinate esperienze. Significa trarre piacere da ciò che stiamo facendo nel momento presente, senza preoccuparci continuamente di ciò che gli altri possano fare altrove.
La JoMO (Brinkmann, 2019; Dalton, 2019) descrive dunque una modalità qualitativamente diversa di relazionarsi ai social, caratterizzata da un distacco intenzionale e da una ridotta suscettibilità alle pressioni derivanti dal confronto sociale (Gazit & Bayraktar, 2026; Kalman Halevi et al., 2025). Riflette il modo in cui la disconnessione dai social media può essere vissuta positivamente, generando sensazioni di pace, sollievo e felicità (Barry et al., 2023; Eitan & Gazit, 2023).
La JoMO non promuove l’isolamento né una totale presa di distanza dai social. Incoraggia piuttosto le persone ad accogliere consapevolmente il momento presente e a riconnettersi con ciò che apporta valore, significato o gioia alla propria vita.
Si tratta di accettare consapevolmente di rinunciare a determinate attività o pressioni sociali per dare priorità a ciò che conta davvero.
Sebbene alcuni studi abbiano considerato FoMO e JoMO come sentimenti posti agli estremi di un unico spettro (Aitamurto et al., 2021), recenti evidenze suggeriscono che la JoMO sia un costrutto distinto, dotato di caratteristiche proprie e non necessariamente correlate alla FoMO (Eitan & Gazit, 2024).
Come praticare la JoMO
Ecco alcuni passi pratici per integrare la JoMO nella vita quotidiana:
- Gestire l’uso dei social media e il consumo di contenuti digitali. Selezionare con cura i feed dei social media, così come stabilire limiti al tempo trascorso davanti allo schermo, può ridurre il confronto costante e l’eccesso di stimoli, favorendo il benessere mentale. Ridurre l’esposizione superflua a determinati contenuti può generare un senso di libertà e accompagnarsi a un maggiore appagamento.
- Praticare la mindfulness. La mindfulness incoraggia a concentrarsi sul momento presente e ad accettare le esperienze in corso senza giudizio. Queste caratteristiche si allineano con la JoMO, che permette di dare valore alla propria condizione attuale, portando l’attenzione sulle esperienze del presente anziché preoccuparsi di ciò che si potrebbe perdere o di ciò che potremmo fare diversamente (Dalton, 2019). L’ancoraggio al momento presente aiuta a reindirizzare l’attenzione nel qui e ora, riducendo l’influenza delle aspettative esterne e dei confronti sociali (Dalton, 2019).
- Imparare a stabilire dei confini. Coltivare la JoMO significa anche riconoscere il diritto di dire no a inviti o impegni che non sono in linea con i propri valori. Definendo limiti chiari è possibile riprendere il controllo del proprio tempo e delle proprie energie, dando priorità alle esperienze che offrono un reale soddisfacimento, come ad esempio trascorrere del tempo da soli o coltivare i propri hobby.
- Cambiare prospettiva: dal perdersi qualcosa al viversi un’opportunità. Uno degli aspetti più potenti della JoMO consiste nel cambiare il modo in cui percepiamo l’idea di perderci qualcosa: non più come una privazione, bensì come un’opportunità per entrare maggiormente in sintonia con i nostri bisogni, desideri ed emozioni (Brinkmann, 2019). Praticare la JoMO implica dare intenzionalmente priorità ai propri bisogni rispetto alle pressioni esterne, valorizzare le proprie scelte, prendersi cura di sé, riflettere e coltivare i propri interessi personali.
Scegliendo consapevolmente esperienze in linea con i propri valori, avviene un cambiamento di prospettiva: l’attenzione si sposta da ciò che potremmo perdere a ciò che arricchisce autenticamente la nostra vita.
Less is more
Ovunque ci voltiamo, siamo costantemente esortati all’azione, incoraggiati a fare quante più esperienze possibili, il più a lungo possibile e nei modi più svariati. La FoMO è diventata, non a caso, una preoccupazione centrale in un mondo ossessionato dalla ricerca di beni ed esperienze ritenuti necessari a generare la felicità.
«Just do it!» è l’esortazione del colosso mondiale dell’abbigliamento sportivo. Eppure l’incessante ricerca di gratificazione attraverso il ‘fare’ può trasformarsi in una corsa che non porta da nessuna parte.
E se vivere una vita appieno passasse proprio attraverso la gioia di perdersi qualcosa?
E se la vera felicità non risiedesse nel fare il più possibile, bensì nello scegliere ciò che conta davvero, anche quando questo significa rinunciare a qualcosa?
C’è una libertà unica nello scoprire che non dobbiamo essere ovunque, fare tutto o stare al passo con gli altri.
Forse allora la vera sfida non consiste nell’avere accesso a tutto, ma nel poter scegliere a cosa dedicare la propria attenzione. In un mondo che ci offre infinite possibilità, imparare a rinunciare ad alcune di esse non significa impoverire la nostra esperienza, ma darle una direzione. Ogni scelta implica inevitabilmente una rinuncia: scegliere dove essere significa anche scegliere dove non essere.
La JoMO implica proprio questa gioia di perdersi qualcosa: l’opportunità di sviluppare la capacità di entrare in sintonia con noi stessi, con i nostri bisogni e con i momenti che contano davvero, per vivere una vita più consapevole e autentica.
Forse la felicità non è sempre nell’esperienza che ci stiamo perdendo, nella festa a cui non siamo stati invitati o nel luogo in cui qualcun altro si trova. A volte la festa migliore è quella a cui non partecipiamo se riconosciamo che siamo già nel posto in cui vogliamo essere.
Col tempo questo atteggiamento può innescare un circolo virtuoso: concentrarsi su ciò che dona gioia rafforza la fiducia in noi stessi, riduce lo stress e alimenta un senso di realizzazione personale. In questo senso la gioia di perdersi qualcosa non è la rinuncia a vivere, ma la possibilità di scegliere, con maggiore consapevolezza, come vogliamo vivere.
Bibliografia
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- Azhari, A., Toms, Z., Pavlopoulou, G., Esposito, G., & Dimitriou, D. (2022). Social media use in female adolescents: Associations with anxiety, loneliness, and sleep disturbances. Acta Psychologica, 229, 1–9.
- Barry, C. T., Smith, E. E., Murphy, M. B., Halter, B. M., & Briggs, J. (2023). JoMO: Joy of missing out and its association with social media use, self-perception, and mental health. Telematics and Informatics Reports, 10(8), 1–11.
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- Dalton, T. (2019). The joy of missing out: Live more by doing less. Nelson Books.
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- Eitan, T., & Gazit, T. (2024). The here and now effect: JoMO, FoMO and the well-being of social media users. Online Information Review.
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- Przybylski, A. K., Murayama, K., DeHaan, C. R. and Gladwell, V. (2013). Motivational, emotional, and behavioral correlates of fear of missing out. Computers in Human Behavior, 29(4), 1841-1848.
- Tomasello, M. (2014). A natural history of human thinking. Harvard University Press.



