Cos’è il rimuginio
Il rimuginio ansioso (in inglese, worry) è un processo cognitivo caratterizzato dalla presenza di una catena di pensieri ripetitivi, prevalentemente negativi e percepiti come incontrollabili, spesso focalizzati su eventi futuri incerti e potenzialmente negativi.
Tale processo generalmente ha origine da pensieri automatici negativi di forma “e se…” (ad es. “e se arrivassi in ritardo”, “e se facessi una figuraccia” …).
La sequenza di pensieri del processo di frequente rappresenta un tentativo cognitivo di risolvere il problema. Infatti, la catena di pensieri rilevata spesso consta di contenuti che alternano “cosa potrebbe succedere” / “come potrei affrontarlo”.
Il rimuginio ansioso tende a essere rigido, ripetitivo, centrato su preoccupazioni, dubbi, possibili scenari futuri negativi e/o ricerca di possibili soluzioni e per questo associato a emozioni come ansia e paura.
È inoltre importante rilevare che è caratterizzato da una natura astratta: non consente infatti necessariamente una adeguata rappresentazione della realtà.
Rimuginio vs. ruminazione
È utile distinguere il rimuginio dalla ruminazione (in inglese, rumination). La ruminazione è un processo cognitivo che ha elementi di sovrapposizione al rimuginio (ad esempio, è una catena di pensieri e può essere associata ad una analoga percezione di non controllabilità del processo stesso). Tuttavia, ha anche rilevanti elementi di differenziazione (ad es. è orientata al passato e riguarda contenuti tipicamente orientati alla ricerca delle cause di un certo problema, di un certo stato o temi di inadeguatezza).
Worry e rumination possono essere processi correlati e presentarsi in associazione, ma sono distinti. Spesso il worry è più marcatamente presente nei disturbi d’ansia, mentre la ruminazione nella depressione.
Altresì, può essere utile evidenziare che alcuni autori considerano l’esistenza di un rimuginio produttivo, quindi non patologico. A differenza del rimuginio patologico, il rimuginio produttivo si fonderebbe su alcune caratteristiche salienti, tra cui:
- è orientato su un problema concreto e su problemi per i quali è davvero necessario e possibile trovare una soluzione
- è maggiormente flessibile; infatti, la persona avrebbe maggiormente la percezione di poter controllare il processo, interromperlo se necessario e poter ricorrere anche ad altre strategie di fronteggiamento
- non è persistente ed eccessivo per frequenza e durata
- non ha un impatto sulle performance del soggetto e sulle sue aree di funzionamento
- promuove una più bilanciata rappresentazione della realtà, che non è basata sulla catastrofizzazione
Alcune conseguenze negative del rimuginio
- mantenere e alimentare sintomi d’ansia e di altro genere (ad es., tensione muscolare, insonnia, irritabilità)
- peggiorare le capacità di attenzione, concentrazione e performance, in differenti ambiti
- avere un impatto negativo sulle interazioni sociali e relazioni
- peggiorare lo stato emotivo: mantiene l’ansia e fa emergere ulteriori emozioni spiacevoli
- interferire con la risoluzione efficace dei problemi
- rafforzare la percezione che il mondo sia pericoloso
- rafforzare la credenza che il rimuginio sia incontrollabile o dannoso
- è estremamente dispendioso in termini di tempo ed energie richieste
- come strategia di coping risulta spesso fallimentare per più ragioni. Ad esempio:
- La persona rimuginando crede di acquisire controllo, ma in realtà alimenta un circolo vizioso che sostiene e aumenta la percezione di perdita di controllo stessa
- Dato che il rimuginio ha una natura astratta e fondata su distorsioni cognitive come la catastrofizzazione, non risulta utile a fornire un’adeguata rappresentazione della realtà, dei possibili scenari futuri e delle soluzioni possibili per affrontarli. Quindi non risulta utile.
Conclusioni sul rimuginio
In conclusione, il rimuginio può essere considerato un fenomeno comune, ma diventa utile attenzionarlo clinicamente quando è intenso, frequente, pervasivo, percepito come incontrollabile, inflessibile (ad es. non consente anche il ricorso ad altre strategie di fronteggiamento del problema, che potrebbero essere più vantaggiose o meno dispendiose) o interferisce con il funzionamento quotidiano (ad esempio, sulle relazioni interpersonali e/o sulle performance scolastiche o lavorative).
In tali casi, il rimuginio può anche contribuire allo sviluppo e al mantenimento dei disturbi d’ansia. Numerosi studi hanno evidenziato che il rimuginio non è solo un sintomo dell’ansia, ma un meccanismo centrale nella sua genesi e cronicizzazione (Borkovec et al., 2004).
Rimuginio e Disturbi d’Ansia: un legame circolare
Il rimuginio è stato identificato come un processo transdiagnostico implicato in diversi disturbi d’ansia. Ad esempio:
- Disturbo d’ansia generalizzata (DAG): È il disturbo in cui il rimuginio assume un ruolo centrale. Le persone con DAG mostrano una tendenza cronica a preoccuparsi di una varietà di eventi e situazioni quotidiane, associata ad una percezione di non controllabilità di tali preoccupazioni (American Psychiatric Association, 2013).
- Disturbo di panico: il rimuginio può precedere o seguire gli attacchi di panico, alimentando la paura di nuovi episodi (McLaughlin et al., 2007).
- Ansia sociale: I soggetti con ansia sociale spesso rimuginano su prestazioni e interazioni sociali, rafforzando l’evitamento e la valutazione negativa di sé (Clark & Wells, 1995).
Rimuginio e Disturbo d’Ansia Generalizzata
Il DAG è un disturbo caratterizzato dalla presenza di ansia e preoccupazione eccessive, difficoltà nel controllare la preoccupazione e almeno tre sintomi associati (tra cui irrequietezza, affaticamento, difficoltà di concentrazione o vuoti di memoria, irritabilità, tensione muscolare, disturbi del sonno).
L’ansia, la preoccupazione e i sintomi associati devono causare disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento, non essere riferibili agli effetti di una sostanza o a un’altra condizione medica e non essere meglio spiegati da un altro disturbo mentale (American Psychiatric Association, 2013).
Il rimuginio è un processo essenziale nella struttura del DAG, contribuendo a generare e mantenere l’ansia e il disturbo stesso. Riconoscerlo e acquisire tecniche che promuovano la capacità del paziente di contenerlo è quindi cruciale.
Un ruolo rilevante è rivestito dalle credenze che la persona ha sul rimuginio stesso (metacredenze), ad esempio sulla sua utilità, incontrollabilità e dannosità.
Oltre alla pervasiva preoccupazione per possibili eventi futuri negativi, infatti, un elemento saliente nel DAG è che la persona che ne è affetta percepisca il rimuginio come fuori dal suo controllo. Infatti, un elemento centrale del DAG è la “preoccupazione sulla preoccupazione” (meta‐preoccupazione) per la quale il paziente rimugina sul rimuginio stesso. Altresì, è possibile rilevare anche la credenza che il rimuginio sia in qualche modo utile, spesso per prepararsi ad affrontare i problemi temuti.
Trattamento
Il rimuginio è un fattore chiave nei disturbi d’ansia, sia come sintomo che come meccanismo di mantenimento. Questo è vero in particolar modo per il Disturbo d’Ansia Generalizzata.
La terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT), la Terapia Metacognitiva e, qualora necessario, un adeguato supporto farmacologico, possono essere validi approcci terapeutici per il trattamento del DAG.
È importante considerare un approccio terapeutico che, sulla base del funzionamento specifico del disturbo che il paziente presenta, e quindi degli elementi salienti di tale funzionamento, possa considerare, ad esempio, interventi di psicoeducazione, monitoraggio, ristrutturazione cognitiva di credenze disfunzionali e distorsioni cognitive, interventi comportamentali di esposizione (astenendosi dal mettere in atto gli abituali evitamenti e comportamenti protettivi), problem-solving, tecniche di rilassamento.
Comprendere il ruolo che il rimuginio ha per il paziente e le metacredenze di incontrollabilità e pericolosità è utile per sviluppare interventi terapeutici efficaci, efficienti e personalizzati.
Si renderà quindi particolarmente importante implementare una serie di interventi specifici per agire sul rimuginio, con il fine ad esempio di mettere in discussione la “preoccupazione per la preoccupazione”.
Così, potranno essere utili interventi verbali e comportamentali che possano modificare le credenze (metacredenze) che il paziente ha sull’utilità, l’incontrollabilità e la dannosità del rimuginio stesso.
Riferimenti bibliografici
- American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Arlington, VA: American Psychiatric Publishing.
- Borkovec, T. D., Robinson, E., Pruzinsky, T., & DePree, J. A. (1983). Preliminary exploration of worry: Some characteristics and processes. Behaviour Research and Therapy, 21(1), 9–16.
- Borkovec, T. D., Alcaine, O. M., & Behar, E. (2004). Avoidance theory of worry and generalized anxiety disorder. In R. G. Heimberg, C. L. Turk, & D. S. Mennin (Eds.), Generalized anxiety disorder: Advances in research and practice (pp. 77–108). New York: Guilford Press.
- Clark, D. M., & Wells, A. (1995). A cognitive model of social phobia. In R. G. Heimberg et al. (Eds.), Social phobia: Diagnosis, assessment, and treatment (pp. 69–93). New York: Guilford Press.
- Dugas, M. J., & Koerner, N. (2005). Cognitive-behavioral treatment for generalized anxiety disorder: Current status and future directions. Journal of Cognitive Psychotherapy, 19(1), 61–81.
- McLaughlin, K. A., Borkovec, T. D., & Sibrava, N. J. (2007). The effects of worry and rumination on affect states and cognitive activity. Behavior Therapy, 38(1), 23–38.
- Sassaroli, S., Ruggiero, G. M. (2006). Psicoterapia cognitiva dell’ansia. Raffaello Cortina.
- Wells, A. (1995). Meta-cognition and worry: A cognitive model of generalized anxiety disorder. Behavioural and Cognitive Psychotherapy, 23(3), 301–320.
- Wells, A. (2009). Metacognitive therapy for anxiety and depression. New York: Guilford Press.



