I paradossi dell’ipercontrollo: quando l’autocontrollo diventa disfunzionale e costoso

L’autocontrollo può essere descritto come la capacità di regolare e inibire impulsi, desideri e comportamenti; include inoltre la capacità di prevedere, pianificare, organizzare e può avere importanti vantaggi nell’adattamento e nel perseguire mete importanti a lungo termine.

L’ipercontrollo riguarda la tendenza ad applicare livelli eccessivi di autocontrollo, a situazioni, domini di vita o aree di funzionamento che non lo richiederebbero.

L’ipercontrollo può essere sia esterno che interno. Include infatti la tendenza eccessiva e persistente a voler gestire, prevedere e regolare aspetti di situazioni, di relazioni, o di se stessi (ad esempio le emozioni che si provano, i pensieri che si hanno, le sensazioni che si sperimentano, oltre ai comportamenti che si mettono in atto), anche quando la situazione non lo richiede realmente.

Tipicamente tale processo riguarda persone che appaiono competenti, attente, diligenti, rispettose e performanti.

I costi dell’ipercontrollo

L’ipercontrollo ha dei costi significativi per la qualità di vita.

Talvolta, la qualità delle performance è messa in discussione, a causa del perdersi negli sforzi di controllo e pianificazione, che si ripercuotono sulla possibilità di raggiungere l’obiettivo prefissato in maniera efficiente.

Quando le performance non sono compromesse, la fatica connessa al costante sforzo esercitato nella vita quotidiana è pressante. Oltretutto questo meccanismo ha spesso conseguenze relazionali importanti, oltre alla possibilità di perdere la capacità di trarre piacere e godimento da svariate attività.

Così, le modalità di manifestazione del fenomeno possono essere differenti e coinvolgere l’ambito relazionale e lavorativo, oltre che personale. Ad esempio:

  • Nelle relazioni, la persona potrebbe richiedere sempre ai propri cari dove sono o cosa fanno, non riuscire a delegare, non accettare opinioni differenti dalle proprie
  • Nel lavoro, potrebbe riguardare livelli eccessivi di perfezionismo e pianificazione, incapacità di delegare, difficoltà a gestire imprevisti, perdita della capacità di scelta, blocco
  • Con se stessi, potrebbe includere tentativi di non sperimentare certe sensazioni, pensieri o emozioni, routine rigide, tendenza all’intellettualizzazione e alla razionalizzazione delle esperienze emotive, iperproduttività, difficoltà nel prendere decisioni, ipermonitoraggio dell’alimentazione, dell’attività fisica, delle modalità di cura di sé

Lo sforzo mentale

L’ipercontrollo può impattare in maniera rilevante la qualità delle relazioni e la qualità di vita, anche per l’impiego enorme di energie mentali che richiede.

Le persone tipicamente descrivono un senso di pesantezza legato al meccanismo; viene perso il senso di leggerezza che consente di affrontare le sfide e le esperienze nuove con apertura e con la sana fiducia nel fatto le cose possono funzionare, anche al di là dei propri sforzi.

L’impatto negativo che il meccanismo può avere nella vita delle persone è variabile. Ci saranno persone il cui ipercontrollo ha un grado lieve, tale da implicare ad esempio un impegno lievemente maggiore del necessario per raggiungere un certo obiettivo. Ad esempio, nel produrre la relazione da esporre ad una riunione vengono rispettati i tempi di consegna, ma con uno sforzo maggiore legato al numero di riletture della medesima prima di inviarla.

Ci sono invece persone per cui l’ipercontrollo ha un grado talmente marcato da provocare gravi ritardi nel raggiungimento degli obiettivi, fino al blocco, con rilevanti ripercussioni per un’intera area di funzionamento. Ad esempio, potrebbe impedire di terminare gli esami e conseguire il titolo di laurea, con conseguente impossibilità di dedicarsi all’ambito lavorativo coerente.

Un grande paradosso da considerare riguarda il fatto che le persone con ipercontrollo difficilmente identificano tale aspetto come un problema, connotandolo altresì come un pregio, un valore, o il modo “giusto” di approcciare le sfide, il mondo, la vita.

Possibili origini

L’ipercontrollo può essere un meccanismo di protezione appreso nella storia di sviluppo. La funzione può essere stata, ad esempio, quella di trovare sicurezza in ambienti di sviluppo caotici, confusivi, instabili e poco prevedibili.

È utile rintracciare la funzione specifica che tale modalità ha assunto nella storia di vita, così da poterne riconoscere l’importanza protettiva, prima eventualmente di sperimentare strategie o approcci ai problemi alternativi più funzionali che possano adempiere alla medesima funzione.

Un altro paradosso da considerare è che la strategia che è stata utile in passato, e che può reggersi su assunzioni del tipo “se prevedo tutto sarò sempre preparata” o “se sono autosufficiente nessuno potrà ferirmi”, finisce per intrappolare. Diventa l’ipercontrollo stesso a generare e mantenere livelli di ansia e preoccupazione rilevanti, incrementando la percezione di insicurezza, rischio e imprevedibilità dalle quali vorrebbe proteggere.

Il trattamento dell’ipercontrollo

Quando l’ipercontrollo genera sofferenza o ha un impatto negativo sul funzionamento, ad esempio, nelle relazioni, nell’ambito lavorativo o nella possibilità di apprezzare e godere delle cose belle della vita e del tempo libero, può essere utile un percorso di psicoterapia mirato.

Lo scopo è poter sperimentare, gradualmente, un passo alla volta, che si può stare bene nel mondo e al sicuro o raggiungere i propri obiettivi, anche senza necessità di dover “ipercontrollare”.

La psicoterapia dell’ipercontrollo può includere elementi come:

  • riconoscere le origini del meccanismo, ovvero mettere a fuoco la funzione dell’ipercontrollo nella storia di sviluppo (oltre che attualmente).
  • mettere a fuoco la differenza tra controllo funzionale e ipercontrollo
  • aumentare la tolleranza al rischio e all’incertezza
  • incrementare la fiducia sull’affidabilità altrui
  • incrementare la flessibilità e l’apertura all’esperienza
  • sperimentare strategie alternative funzionali per gestire le situazioni e fronteggiare le sfide e i problemi

Un percorso graduale

Non è quindi richiesto di lasciare andare l’ipercontrollo da un giorno all’altro: piuttosto, quando ci si sente sufficientemente “pronti” e fiduciosi del fatto che questo lavoro può essere davvero utile per se stessi.

Dopo aver messo a fuoco la funzione dell’ipercontrollo nella propria storia, un possibile obiettivo potrebbe essere quello di sperimentare gradualmente e in un contesto protetto e sicuro come quello della stanza di terapia, nuove modalità per affrontare le sfide, i problemi, la quotidianità. Ad esempio, allenandosi gradualmente a delegare, tollerando i livelli di incertezza conseguenti.

Si tratta quindi di comprendere profondamente e “ringraziare” una strategia costosa che ci parla del nostro passato più che del nostro presente, per poter intraprendere un processo di evoluzione e scoperta che consenta di integrare nuove modalità efficaci e più flessibili, che abbiano però meno costi per il nostro benessere.

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