In un articolo del 2015 un gruppo di ricercatori francesi (Grall-Bronnec e colleghi) riportano il caso di una donna che chiede un consulto psicologico per “dipendenza da chiaroveggenza”.
Gli autori discutono la possibile natura additiva del disturbo, sulla base dei criteri riconosciuti della dipendenza patologica, con particolare attenzione alla diagnosi differenziale.
Sappiamo già che le dipendenze non possono essere ridotte all’uso di sostanze (DUS), è ormai ampiamente condiviso che esse possano essere legate a diversi comportamenti (gioco d’azzardo, shopping…) e a sostanze non additive (alcuni tipi di cibo) (Gearhardt, White & Potenza, 2011).
Queste dipendenze hanno molto in comune nonostante la loro apparente eterogeneità. Il pensiero dominante sull’argomento considera sempre più le dipendenze come un insieme coerente, riunito nel fenomeno della “dipendenza patologica”.
La consultazione di cartomanti
La consultazione di cartomanti è un comportamento che può sembrare innocuo, ma può diventare eccessivo.
La chiaroveggenza è definita come la pratica di predire informazioni sulla vita di una persona, utilizzando ad esempio l’astrologia, la cartomanzia o la cristallomanzia.
Ad oggi, la ricerca sulla cartomanzia si è concentrata solo sugli aspetti sociologici o psicologici (Hughes, Behanna & Signorella, 2001; Irwin, 1993; Shein, Li & Huang, 2014; Taneda, 2000). Non esistono lavori che attestino l’uso additivo della chiaroveggenza.
Tuttavia, alcuni blog e forum di discussione su Internet indicano che una tale forma di disturbo additivo potrebbe esistere, poiché si possono tracciare paralleli con altri tipi più comuni di dipendenza.
Il caso di Helen
Helen è una donna di 45 anni che dichiara di soffrire di “dipendenza dalla chiaroveggenza”. Non ha un’anamnesi medica particolare, ad eccezione di due episodi di depressione maggiore dopo rotture sentimentali, e non assume alcun farmaco. Vede regolarmente uno specialista per una psicoterapia di supporto a causa di eventi di vita negativi (abusi sessuali e un lutto in famiglia). È divorziata e non ha figli. La sua carriera di manager sembra soddisfarla pienamente. Decide di richiedere un trattamento a causa di spese finanziarie eccessive dovute alla consultazione di cartomanti.
Helen ha consultato per la prima volta un cartomante all’età di 19 anni. Cercava consigli sul suo iter scolastico. Sottolinea di aver sempre avuto difficoltà a prendere decisioni perché ha sempre paura di fare scelte sbagliate. Ha conservato un buon ricordo di questa consultazione, per via della sensazione rassicurante che le ha dato. Negli anni successivi ha consultato episodicamente dei cartomanti. Tra i 25 e i 27 anni, tuttavia, ha intensificato le consultazioni, finendo per perdere il controllo del suo uso della cartomanzia.
L’episodio che sta attualmente attraversando risale all’inizio del suo matrimonio, quando aveva 37 anni. È tornata ripetutamente alla cartomanzia per rassicurarsi sul futuro della sua relazione, e sempre più man mano che questa si deteriorava. La rottura ha peggiorato il disturbo. Dal suo divorzio, consulta cartomanti — non sempre la stessa persona — al telefono o online, in modo compulsivo, sempre più spesso (fino a tutti i giorni), per periodi di tempo sempre più lunghi (fino a 8 ore al giorno) e spende ogni volta sempre più denaro (fino a 200 euro a sessione).
Poiché non è mai soddisfatta delle predizioni dei cartomanti, consulta di nuovo molto presto dopo l’ultima chiamata o connessione. Ogni scelta che deve compiere, dalla più banale (andare al cinema) alla più importante (prendere decisioni sulla relazione), la porta a consultare un cartomante. Durante la consultazione, è assolutamente convinta che il cartomante possa indovinare il futuro e che le sue predizioni si avvereranno.
Dice di sentire eccitazione prima di ogni consultazione, ma anche tensione nervosa e ansia. Consultare i cartomanti la solleva da questo disagio, ma solo temporaneamente, dopodiché si sente in colpa. Helen sa che la sua credenza nella capacità dei cartomanti di predire il futuro è completamente irrazionale. Ciò comporta gravi conseguenze negative, in particolare in termini finanziari: nonostante un reddito più che sufficiente al suo sostentamento, è indebitata.
Dice anche di avere una bassa autostima, a causa della sua incapacità di resistere al suo forte impulso di consultare cartomanti, e al fatto di essere isolata dagli altri a causa del tempo trascorso a consultare cartomanti. Helen riesce a limitare la consultazione di cartomanti durante brevi periodi di tempo, quando la sua situazione finanziaria diventa troppo critica.
Consultazione della cartomanzia: un fenomeno a rischio additivo?
Facendo riferimento al modello a “componenti” di Griffiths, ricostruiamo il caso di Helen.
- Rilevanza (Salienza): Consultare i cartomanti diventa l’attività più importante nella vita di Helen e domina il suo pensiero (preoccupazione e distorsioni cognitive), i suoi sentimenti (craving) e il suo comportamento (ha progressivamente abbandonato tutte le sue attività nel tempo libero, in particolare uscire con gli amici).
- Modificazione dell’umore: Helen dice di sentire eccitazione prima di ogni consultazione, ma sente anche tensione nervosa e ansia. Questo comportamento eccessivo le dà una sorta di rassicurazione e il comportamento eccessivo potrebbe essere considerato come un tentativo di autocura o un modo per gestire le emozioni negative.
- Tolleranza: Nel tempo, Helen ha sentito un bisogno crescente di consultare cartomanti, e le consultazioni devono durare più a lungo per ottenere lo stesso effetto di sollievo.
- Astinenza: Quando tenta di resistere all’impulso di consultare o deve astenersi dal consultare cartomanti (nel caso in cui la sua situazione finanziaria diventi troppo critica, per esempio), si sente tesa e nervosa.
- Conflitto: Helen sa che il suo uso della cartomanzia è problematico e che porta conseguenze molto negative. Tuttavia, non può astenersi dal consultare cartomanti, portando a un conflitto intrapsichico e al senso di colpa.
- Ricaduta: Nel corso degli anni, Helen ha compiuto ripetuti sforzi per ridurre e interrompere questo comportamento problematico. Il suo decorso clinico è caratterizzato da ricadute e remissioni.
Quali possibili diagnosi differenziali?
Le uniche diagnosi differenziali che spiegherebbero meglio la situazione clinica descritta sono un disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), un disturbo d’ansia generalizzata (DAG) e un disturbo d’ansia non specificato (DANS).
Per quanto riguarda il DOC, Helen è infatti una donna indecisa: è ossessionata dai suoi dubbi sulle relazioni e, più in generale, su ogni scelta che deve compiere. L’effetto del consultare un cartomante sembra essere un sollievo transitorio dal dubbio piuttosto che la sensazione di evasione che possiamo osservare nei comportamenti additivi. Tuttavia, non soddisfa i criteri diagnostici per il DOC, secondo il DSM-5 (APA 2013). I suoi dubbi e le preoccupazioni per il suo comportamento non appartengono ai convenzionali pensieri ossessivi e la paziente non trova difficile resistere a queste idee. Ciò a cui trova difficile resistere è l’impulso di consultare cartomanti.
La natura ego-sintonica del suo comportamento contrasta con la consueta natura ego-distonica del DOC — sebbene la natura ego-distonica del DOC non sia sempre presente (Grant et al., 2010). Inoltre, Helen desidera resistere al suo comportamento compulsivo solo a causa delle sue conseguenze dannose. Infine, si può osservare qui un decorso clinico composto da periodi di relativo controllo o astinenza che si alternano a periodi di ricaduta.
Possiamo anche ragionare sulla possibile presenza di un DAG, che è definito come uno stato di ansia eccessiva riguardo a una varietà di eventi e situazioni. Tuttavia, questo disturbo può essere facilmente scartato poiché Helen non pensa che le cose andranno sempre male. Si preoccupa semplicemente per le decisioni che deve prendere. Inoltre, non presenta sintomi come irritabilità, tensione muscolare o irrequietezza.
Infine, Helen potrebbe in effetti soffrire di un DANS in quanto il suo sintomo primario sembra essere l’ansia. Tuttavia, mancano i criteri diagnostici principali per ciascun disturbo d’ansia specificato.
Quale vulnerabilità remota a questa presunta forma di dipendenza?
Le caratteristiche cliniche di Helen sono tipiche di quelle delle persone con dipendenza (Goodman, 2008), la cui personalità è caratterizzata da impulsività (che emerge particolarmente in casi di un contesto emotivo intenso) e dalla ricerca di sensazioni (sensation seeking).
Possono essere evidenziati altri tratti di personalità patologica: labilità emotiva, ansia da separazione e bassa autostima.
Inoltre, Helen presenta un profilo decisionale caratterizzato da scarse capacità decisionali e dall’incapacità di compiere scelte giuste e razionali. Questo profilo suggerisce una disfunzione prevalentemente esecutiva ed è molto frequente nei disturbi additivi (Ahn et al., 2014; Zois et al., 2014).
In aggiunta, la sua vita è scandita da eventi traumatici, con una storia di episodi di depressione maggiore. Il suo comportamento additivo ha avuto esordio durante la prima età adulta e il suo decorso clinico è caratterizzato da ricadute e remissioni (Grant et al., 2010).
Conclusioni
Come per qualsiasi comportamento additivo, dovrebbe essere considerata l’interazione di diversi fattori di rischio. Questi sono legati all’individuo, ma anche all’oggetto della dipendenza e al contesto socio-ambientale.
Riguardo ai fattori di rischio legati all’oggetto della dipendenza (cioè l’uso della cartomanzia), si potrebbe menzionare, tra l’altro, la possibilità di consultare online, che garantisce l’anonimato. Inoltre, Internet aumenta sia l’accessibilità sia la disponibilità.
Infine, il denaro speso durante le sessioni di cartomanzia sembra virtuale, il che rende ancora più facile spenderlo. Aumenti dei rischi legati a Internet sono già stati descritti per il gioco d’azzardo (Griffiths, Wardle, Orford, Sproston & Erens, 2009).
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