Ansia di malattia: i circoli viziosi che alimentano il disturbo

Il caso di Niccolò

Niccolò riporta una marcata e persistente preoccupazione relativa alla possibilità di avere o contrarre una grave malattia. Pur in assenza di sintomi somatici significativi, il paziente riferisce pensieri ricorrenti e intrusivi riguardanti il proprio stato di salute, accompagnati da un elevato livello di ansia per la salute e per la malattia e costante stato di allerta rispetto a possibili segnali corporei di malattia.

Le preoccupazioni occupano una parte rilevante della quotidianità di Niccolò e interferiscono con il funzionamento personale e familiare. Il paziente mette in atto, in aggiunta, eccessivi comportamenti correlati alla salute: per esempio, controlla ripetutamente il proprio corpo alla ricerca di segni di malattia, effettua frequenti ricerche online su patologie che teme di avere e cerca ripetutamente rassicurazione da parte di familiari e medici.

Parallelamente, l’elevata ansia connessa alla salute determina condotte di evitamento significative: Niccolò evita, infatti, in modo massiccio e disadattivo contesti ospedalieri o situazioni associate alla malattia. Il quadro rappresentato è compatibile con un disturbo da ansia di malattia, quella che un tempo veniva definita ipocondria.

Le radici della vulnerabilità: da dove nasce la paura della malattia

Alla base del disturbo da ansia di malattia troviamo spesso una percezione di vulnerabilità fisica che affonda le sue radici nella storia personale dell’individuo.

Numerose esperienze vissute durante l’infanzia correlate alla malattia, contesti familiari caratterizzati da atteggiamenti iperprotettivi o eccessivamente allarmistici nei confronti della salute possono contribuire allo sviluppo di credenze di base come: “Sono debole”; “sono fragile”; “sono vulnerabile” rappresentando così dei fattori predisponenti al disturbo.

Tale vulnerabilità rappresenta il substrato su cui, in seguito all’esperienza di eventi scatenanti occorsi in un periodo di vita stressante, può svilupparsi l’ansia di malattia.

Il primo circolo vizioso: ansia e interpretazioni catastrofiche

Il nucleo del disturbo è rappresentato dalla preoccupazione di poter avere una malattia che invade la mente del paziente e si manifesta in modo intrusivo e ricorrente.

Questa preoccupazione genera ansia, che si manifesta a livello fisico con sintomi quali tachicardia, respiro affannoso, senso di soffocamento, nodo alla gola, ecc.

Si tratta di sensazioni, per quanto sgradevoli, assolutamente innocue. Esse vengono, tuttavia, interpretate in modo catastrofico dal paziente ovvero come un segnale di malattia e vanno, in questo modo, ad alimentare la sua preoccupazione di avere una malattia grave.

La preoccupazione, a sua volta, contribuisce ad alimentare i livelli di ansia e il paziente entra così in un circolo vizioso (il primo) che continua ad alimentare il suo malessere. Quindi, la preoccupazione di poter avere una malattia si mantiene e si rinforza a seguito di erronee interpretazioni catastrofiche di sensazioni di arousal corporeo assolutamente innocue.

Il secondo circolo vizioso: l’attenzione selettiva sul corpo

Quando la paura è attiva, l’attenzione si sposta verso il corpo: il paziente, essendo preoccupato di avere una malattia, focalizza la sua attenzione sul suo corpo e inizia a monitorare costantemente le proprie sensazioni fisiche, sviluppando una sorta di iper-vigilanza.

L’attenzione selettiva sul corpo, tuttavia, non fa altro che portarlo a notare in esso anche i più minimi cambiamenti facendogli percepire, in modo intenso e frequente, delle sensazioni fisiche che normalmente passerebbero inosservate.

Vi è quindi un abbassamento delle soglie percettive e aumentano drasticamente gli stimoli interni che percepisce. Anche in questo caso, le sensazioni vengono interpretate erroneamente in modo catastrofico e così aumenta ulteriormente l’ansia e, con essa, anche l’intensità delle sensazioni temute diventa più forte (secondo circolo vizioso).

Il risultato è che si amplifica il disagio: più si osserva, più si percepisce; più si percepisce, più si teme.

Il terzo circolo vizioso: la messa in atto di comportamenti “ipocondriaci”

Per neutralizzare l’ansia sperimentata in seguito alla preoccupazione di avere una malattia, il paziente mette in atto una serie di comportamenti che hanno l’obiettivo di ridurre l’incertezza.

Può accadere, così, che si ingaggi in delle ispezioni corporee (body checking) e dei controlli, per esempio, palpandosi e tastandosi continuamente alla ricerca di possibili cambiamenti nel proprio corpo.

Allo stesso modo, può sottoporsi a visite mediche e a esami di laboratorio per ricercare la sicurezza che il suo timore di avere una malattia sia infondato e, in aggiunta, può ricercare rassicurazioni sulle proprie condizioni di salute dai suoi familiari e da medici.

Tuttavia, il ricorso a questi comportamenti produce un sollievo solo momentaneo. Nel lungo periodo, non fa che mantenere, ancora una volta, l’attenzione focalizzata sui sintomi; in questo modo, si abbassano ulteriormente le soglie percettive e diventa ancora più facile notare ogni minimo cambiamento nel corpo ma così non faranno altro che alimentarsi, ancora, la preoccupazione e l’ansia.

Il quarto circolo vizioso: il controllo dei pensieri

Il quarto circolo vizioso ha a che fare con il controllo e la soppressione dei pensieri: il paziente cerca a tutti i costi e disperatamente di esercitare un controllo dei propri pensieri scacciando dalla propria mente pensieri legati alla malattia e/o alla morte.

La ricerca psicologica ha però dimostrato che la soppressione dei pensieri ha un effetto paradossale: più si cerca di non pensare a qualcosa, più quel contenuto torna alla mente con maggiore frequenza e intensità.

Monitorare continuamente i propri contenuti mentali e provare ad esercitare la soppressione dei pensieri legati alla malattia non fa altro che aumentare la loro salienza e la loro frequenza con conseguente aumento dei livelli di ansia per la salute.

Il quinto circolo vizioso: l’evitamento

Per proteggersi dall’ansia, il paziente tende ad evitare tutti gli stimoli esterni che richiamano il tema di malattia e potenzialmente in grado di scatenare pensieri ansiogeni ovvero ospedali, programmi e articoli aventi come oggetto temi sanitari, obitori e funerali.

Il ricorso a tale comportamento lo porta a sperimentare, a breve termine, una riduzione delle emozioni sgradevoli con conseguente ricorso sempre più massiccio a tali modalità disfunzionali; tuttavia, l’evitamento gli impedisce di rendersi conto che la preoccupazione è solo una preoccupazione e, per di più, continuando ad evitare, si convince sempre di più della “pericolosità” di quella situazione e va ad aumentare la sua idea di vulnerabilità fisica.

In aggiunta, più a lungo eviterà le situazioni temute e maggiore sarà l’ansia provata quando, poi, sarà costretto a fronteggiarle e quando l’esposizione diventerà inevitabile.

Il sesto circolo vizioso: comportamenti da “malato” e riduzione delle attività piacevoli

Nel tempo, la persona, a partire dall’idea della sua vulnerabilità fisica, può iniziare a modificare il proprio stile di vita in funzione della paura e ridurre nel corso del tempo, una serie di attività piacevoli.

Può adottare, in aggiunta, dei comportamenti da “malato”: può, ad esempio, smettere di bere alcool, controllare rigidamente l’alimentazione, iniziando “a mangiare in bianco e in modo pulito”; può iniziare a monitorare ossessivamente il sonno contando scrupolosamente le ore di sonno evitando, per esempio, delle uscite serali che significherebbero rientrare più tardi a casa e quindi dormire di meno.

La riduzione delle attività e il ricorso a comportamenti da “malato” (sesto circolo vizioso) finiscono per ridurre la qualità della vita del paziente e rinforzare ulteriormente la sua idea di vulnerabilità fisica.

Non è raro che a questo si associ un calo del tono dell’umore.

Uscire dai circoli viziosi: il ruolo della psicoterapia

Nel lavoro clinico con pazienti che soffrono di ansia di malattia, emerge con chiarezza un aspetto centrale: il problema non è semplicemente la preoccupazione relativa alla possibilità di avere o contrarre una grave malattia ma il modo in cui mente e corpo entrano in un dialogo disfunzionale che si autoalimenta nel tempo.

L’ansia di malattia non è semplicemente una “preoccupazione eccessiva”, ma un sistema complesso di pensieri, emozioni e comportamenti che si sostengono reciprocamente.

La psicoterapia, in particolare quella di orientamento cognitivo-comportamentale, aiuta a:

  • riconoscere e modificare le interpretazioni catastrofiche;
  • lavorare sull’attenzione selettiva;
  • astenersi dalla messa in atto di controlli e richieste di rassicurazione;
  • lavorare sull’evitamento cognitivo;
  • affrontare gradualmente l’evitamento di stimoli esterni che richiamano il tema di malattia e potenzialmente in grado di scatenare pensieri ansiogeni;
  • abbandonare gradualmente i comportamenti da “malato” e riprendere uno stile di vita a pieno regime.

Comprendere questi meccanismi è già un primo passo importante: permette di spostarsi da una posizione di paura e passività a una maggiore consapevolezza e possibilità di cambiamento.

L’intervento di interruzione dei circoli viziosi dell’ansia per la salute è una componente fondamentale del trattamento in quanto permette di imparare a neutralizzare i vari circoli viziosi che mantengono e alimentano il disturbo.

Uscire dall’ansia di malattia significa imparare a vivere il proprio corpo senza esserne costantemente spaventati, significa recuperare spazio mentale, libertà e fiducia tornando ad investire energie e risorse nella propria vita e in ciò che davvero conta invece che nella continua ricerca di segnali di malattia.

Riferimenti bibliografici

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