A cosa servono i sogni? La loro funzione adattiva secondo la psicologia

La letteratura filosofica, psicologica o scientifica spazia dal considerare i sogni da un lato come eventi mentali completamente casuali e privi di significato (Hobson & McCarley, 1977), dall’altro all’attribuirne uno status di specialità.

La via di mezzo riguarda quella mole di dati secondo cui i sogni abbiano una funzione adattiva: rappresentano tentativi inconsci di trovare soluzioni a problemi emotivamente rilevanti che non sono stati risolti con il solo pensiero cosciente, cercando di sviluppare e testare piani e strategie per affrontarli in sicurezza (Gazzillo et al., 2019).

In particolare la Control Mastery Theory (Gazzillo, 2016) ha integrato tali ricerche nel suo modello che si basa su due promesse fondamentali: le persone hanno un notevole controllo sul proprio funzionamento mentale, sia conscio sia inconscio, e sono fortemente motivate a raggiungere la padronanza dei propri conflitti, problemi e traumi (Sampson, 1976).

Inoltre gli esseri umani sono predisposti dall’evoluzione ad adattarsi alla realtà e a perseguire obiettivi adattivi dal punto di vista dello sviluppo (Liotti, Fassone e Monticelli, 2017).

Quindi anche i sogni riflettono gli sforzi dell’individuo di adattarsi alla realtà e la loro produzione è regolata dal principio di sicurezza (ossia la necessità innata di poter soddisfare i propri bisogni sentendo al sicuro se stesso, i suoi cari e la relazione con loro).

Caratteristiche dei sogni

I sogni sono prodotti di pensieri normali (per lo più inconsci), che si possono ricordare o meno in base a quanto ci sentiamo al sicuro o se lo riteniamo utile.

La loro comprensibilità non è sempre così chiara e dipende da vari fattori:

  • in primo luogo  si verificano in uno stato mentale, il sonno, che è naturalmente dissociato dallo stato di veglia lucida in cui ci troviamo quando cerchiamo di comprenderne il significato.
  • In secondo luogo il linguaggio per immagini visive e metaforiche con cui comunica il sogno è qualcosa a cui le persone sono meno abituate e quindi risulta più difficile la loro comprensione.
  • In terzo luogo non è sempre chiaro al sognatore durante la veglia quale problema o preoccupazione venga poi affrontato nel sogno, gli eventi e i pensieri che lo hanno generato, risultando quindi complesso capire i nessi causali.
  • Infine quando i sogni sono mascherati sono più difficili da comprendere.

Per quanto riguarda il contenuto del sogno, diverse ricerche (Hall & Van de Castle, 1966; Skancke, Holsen, & Schredl, 2014) suggeriscono che il loro contenuto riflette sia aspetti duraturi della personalità del sognatore sia i cambiamenti di stato che si verificano giorno per giorno nella vita di veglia, evidenziando la relazione tra il sogno e le esperienze del sognatore del giorno appena trascorso.

Infatti i sogni, spesso, contengono preoccupazioni o situazioni accorse nei giorni precedenti. Quindi vi è una riproposizione di qualcosa di già esperito, un tentativo di risolvere problemi emotivamente rilevanti che non è stato possibile elaborare durante la veglia.

Motivazioni della mancata elaborazione diurna

Le motivazioni per cui non è stato possibile elaborare gli eventi possono essere diverse: per mancanza di tempo, la persona potrebbe quindi continuare a pensarci nei sogni; o per credenze patogene (idee disfunzionali su di sé e gli altri che originano dal tentativo di adattarsi ad un ambiente evolutivo avverso) e sensi di colpa che durante la veglia ostacolano la risoluzione della preoccupazione perché emotivamente troppo opprimenti o la cui soluzione fa sentire la persona in pericolo.

Il sogno diventa quindi un modo per elaborare situazioni emotivamente attivanti e trovare soluzioni creative in maniera molto più efficace.

Tale elaborazione sembra avvenire durante il sonno REM (Wamsley & Stickgold, 2010) dove il sogno gioca un ruolo chiave nell’elaborazione intelligente delle informazioni che ispira la creatività e promuove la risoluzione dei problemi e l’intuizione.

Nel sonno REM, sognando, i ricordi si fondono e si integrano in modi astratti e altamente innovativi, in modo che possiamo svegliarci con connessioni mentali riviste, capaci di decifrare soluzioni a problemi precedentemente impenetrabili.

Alcuni tipi di sogni

La comprensione dei sogni e della loro funzione adattiva è ben illustrata da un vecchio studio del 1975 di Balson e collaboratori, che aveva analizzato i sogni di soldati americani durante la guerra in Vietnam in tre momenti storici diversi:

  1. prima di essere catturati i soldati facevano sogni in cui veniva prospettata la loro cattura e tortura. Sogni angoscianti che permettevano loro di stare  in allerta e avere un sonno più leggero per essere preparati ad eventuali pericoli durante la notte. La spiacevolezza portava ad uno stato di vigilanza superiore che portava a prevenire eventuali attacchi ed essere preparati al peggio.
  2. Durante l’esperienza nella prigionia c’erano sogni di appagamento dove vi erano immagini del ritorno a casa. La funzione era adattiva in quanto nel momento in cui i soldati erano impotenti facevano sogni che permettevano loro di dormire meglio, con funzione regolatoria dal punto di vista emotivo. La possibilità di mantenersi regolati era dato dalla possibile rappresentazione di scenari a lieto fine. In questi sogni piacevoli la dimensione della speranza era un fattore che aiutava la resilienza e permetteva di recuperare le energie.
  3. Dopo la liberazione vi erano sogni in cui i soldati rivivevano le esperienze della prigionia, con funzione di padroneggiamento e rielaborazione degli eventi vissuti. Questi sogni post traumatici svanivano quando i sogni favorivano l’elaborazione. Questo permetteva di disconfermare le credenze su di sé e conseguenze negative sviluppate nel corso del trauma.

A partire da tale studio è stato possibile delineare diversi tipi di sogni:

  • i sogni di warning: come quello dei soldati americani prima di essere catturati che permettono appunto uno stato di allarme per essere pronti al peggio.
  • i sogni volti a fornire un’esperienza emotiva correttiva: come i soldati nel momento in cui erano prigionieri, utili al mantenimento della speranza e resilienza.
  • sogni di padroneggiamento: che portano a trovare una soluzione e/o risoluzione di preoccupazioni della vita quotidiana.
  • sogni di autopunizione, in cui ci si rimprovera per aver compiuto un misfatto.
  • sogni motivazionali, che incoraggiano la persona a prepararsi ad un compito imminente.
  • sogni di riflessione su un eventuale problema.
  • sogni di insight, in cui vi sono intuizioni riguardo a una particolare situazione.
  • sogni di elaborazione, sia di problematiche comuni sia di eventi traumatici.
  • sogni di rassicurazione come il classico esempio di quando ci troviamo ad affrontare una nuova prova e temiamo il fallimento. In questi casi è tipico sognare di essere bocciati all’esame di maturità che invece abbiamo superato magari brillantemente.

Le funzioni dei sogni

Come abbiamo anticipato i sogni sono innanzitutto un tentativo di adattamento (Weiss, 1999). Infatti, nei sogni, non ci si occupa di problemi irrilevanti, ma sempre di preoccupazioni centrali per la persona.

Servono da messaggio. Per capire quale sia il messaggio del sogno è importante considerare l’atteggiamento del sognatore verso il sogno stesso. Ad esempio sognare di andare in barca vela può esprimere un desiderio, una paura o un’aspettativa.

Infine, sono l’espressione della linea di condotta che il soggetto sta prendendo in considerazione rispetto alle sue attuali preoccupazioni “se faccio questo…succederà questo”.

I sogni in psicoterapia

Data le loro innumerevoli funzioni e caratteristiche va da sé che lavorare con i sogni in psicoterapia può essere molto utile.

Secondo la prospettiva della Control Mastery Theory l’idea di base è che il sogno rivela ciò di cui il paziente si vuole occupare nel processo terapeutico. Il terapeuta può apprendere dai sogni dei pazienti quali sono i problemi che stanno affrontando, gli obiettivi che stanno cercando di perseguire, le convinzioni patogene che cercano di smentire, le politiche che vorrebbero adottare e il tipo di relazione che vorrebbero avere con il terapeuta (Gazzillo et al., 2019).

Infatti, durante un periodo di terapia, in cui il paziente lavora inconsciamente per risolvere un problema specifico, può produrre un tipo specifico di sogno o una serie di sogni; dopo aver preso coscienza del problema e aver raggiunto un certo grado di controllo su di esso, il paziente può smettere di produrre quel tipo di sogno.

La funzione informativa

Questa funzione informativa è evidente anche se consideriamo la differenza tra sogni che comunichiamo e i sogni che non comunichiamo in terapia: se i sogni sono tentativi di superare problemi rilevanti non risolti e messaggi a se stessi, sono anche al contempo messaggi che il paziente ci comunica per fini adattivi nella relazione con il terapeuta.

Per lavorare con i sogni dei pazienti oltre al contenuto può essere importante anche il modo in cui è costruita la trama del sogno (che può essere più o meno confuso). Andare a cogliere l’organizzazione narrativa del paziente ha un vantaggio per comprendere le tematiche più profonde e consente di avere una finestra in più sul suo mondo interno.

Inoltre i commenti, l’atteggiamento, le figure retoriche, i modi di argomentare del paziente rispetto al sogno danno informazioni fondamentali:

  • aiuta a comprendere il piano del paziente per la terapia (ossia i suoi obiettivi, le credenze patogene che diventano blocchi per il raggiungimento degli obiettivi, i traumi alla base delle credenze patogene, i test che il paziente fa al terapeuta o alle persone vicine per disconfermare le credenze e gli insight).
  • come si sente il paziente, di cosa ha bisogno, in che modo vorrebbe che il terapeuta che lavorasse con lui e come sta andando la terapia.

Funzioni alternative

Non sempre i sogni hanno una funzione così lineare. Un terapeuta dovrebbe prestare attenzione a ciò che è accaduto prima e dopo che un sogno viene raccontato.

Raccontare un sogno può essere un modo per mettere alla prova il terapeuta o può diventare possibile solo dopo che il clinico ha superato un test. Un esempio riguarda quei pazienti che credono di non meritare attenzione così da raccontare sogni molto lunghi e complessi per testare (inconsciamente) quanto il terapeuta sia interessato a loro.

Inoltre è risaputo che un sogno può rivelare se un’interpretazione precedentemente fornita o la risposta di un precedente terapeuta a un test sia stata utile o meno.

In definitiva sono ormai  diversi i risultati di ricerca che consegnano ai sogni una funzione adattiva ed elaborativa. E la Control Mastery Theory è in linea con tali ricerche suggerendo che i sogni sono incentrati sulle preoccupazioni emotive della vita di veglia del sognatore (Bulkeley, 2017): la loro personalità, i problemi che affrontano durante la veglia e il tentativo di risolverli che sembrano essere adattivi.

L’elaborazione dei traumi

Il loro scopo è risolvere i problemi emotivi attuali e rappresentano una risorsa utile per superare i traumi, esercitare le proprie capacità, acquisire consapevolezza e trovare e testare soluzioni.

Questi obiettivi vengono perseguiti attraverso l’integrazione creativa dei contenuti e delle emozioni relativi al problema/trauma con tracce mnestiche e contenuti correlati, la dissociazione degli affetti dolorosi dagli elementi connessi alla situazione problematica/traumatica e/o attraverso la pratica e la sperimentazione di possibili soluzioni e diverse capacità.

Il sogno sembra avere quindi una funzione quasi terapeutica (Hartmann, 2010) di per sé, in quanto permetterebbe al sognatore di integrare esperienze traumatiche in uno spazio sicuro.

Bibliografia

  • Balson, P., Horowitz, M., & Erikson, E. (1975). Dreams and fantasies as adaptive mechanisms in prisoners of war in Vietnam. Unpublished manuscript, San Francisco Psychoanalytic Institute, San Francisco, CA.
  • Bulkeley, K. (2017). The future of dream science. Annals of the New York Academy of Sciences, 1406, 68 –70.
  • Gazzillo, F., Silberschatz, G., Fimiani, R., De Luca, E., & Bush, M. (2019). Dreaming and Adaptation: The Perspective of Control-Mastery Theory. Psychoanalytic Psychology. Advance online publication.
  • Hall, C. S., & Van de Castle, R. I. (1966). The content analysis of dreams. New York, NY: Appleton-Century-Crofts/Meredith.
  • Hartmann, E. (2010). The nature and functions of dreaming. Oxford, UK: Oxford University Press.
  • Hobson, J. A. (2009). REM sleep and dreaming: Towards a theory of protoconsciousness. Nature Reviews Neuroscience, 10, 803–813.
  • Liotti, G., Fassone, G., & Monticelli, F. (2017). L’evoluzione delle emozioni e dei sistemi motivazionali. Milan, Italy: Raffaello Cortina.
  •  Sampson, H. (1976). A critique of certain traditional concepts in the psychoanalytic theory of therapy. Bulletin of the Menninger Clinic, 40, 255–262.
  • Skancke, J. F., Holsen, I., & Schredl, M. (2014). Continuity between waking life and dreams of psychiatric patients: A review and discussion  of the implications for dream research. International Journal of Dream Research, 7, 39–53.
  • Wamsley, E. J., & Stickgold, R. (2010). Dreaming and offline memory processing. Current Biology, 20.
  • Weiss, J. (1999). Come funziona la psicoterapia. Bollati Boringhieri.
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