Il chemsex è un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto una crescente rilevanza sociale e sanitaria. Con questo termine si indica l’uso intenzionale di specifiche sostanze psicoattive in associazione a pratiche sessuali.
È particolarmente diffuso tra alcune popolazioni, principalmente gay, bisessuali e altri uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini (MSM).
Nel chemsex le droghe sono utilizzate allo scopo di ridurre le inibizioni, aumentare il piacere, prolungare l’esperienza sessuale e facilitare la connessione con gli altri.
Pur essendo il chemsex parte della macrocategoria relativa all’uso di droghe sessualizzato (Pisciotta e Criscuolo, 2025), va distinto dall’uso occasionale e ricreativo di sostanze psicoattive durante il sesso, non specificamente mirato a migliorarne le prestazioni (Kennedy et al., 2021).
Le principali sostanze usate nel chemsex
La letteratura individua tre categorie principali di sostanze usate nel chemsex (Pisciotta & Criscuolo, 2025):
Catinoni sintetici
La prima categoria riguarda i catinoni sintetici, in particolare il Mefedrone. Si tratta di una polvere che viene assunta perlopiù per sniffing.
Il Mefedrone è uno stimolante sintetico che ha tra i suoi effetti un aumento dell’energia e della libido sessuale, euforia, empatia e disinibizione. È noto per i suoi effetti simili a quelli di MDMA, anfetamine e cocaina.
I rischi sono legati alla breve durata degli effetti che può accompagnarsi a un uso eccessivo e quindi a overdose.
L’uso di Mefedrone è stato associato a significativi effetti negativi sulla salute, tra cui problemi cardiovascolari (tachicardia fino all’infarto) e problemi di salute mentale (depressione e paranoia).
GHB e GBL
La seconda categoria concerne il Gamma-idrossibutirrato (GHB) e il Gamma-butirrolattone (GBL) o G. Di base è un solvente, utilizzato per via orale.
Si tratta di una combinazione tra un sedativo e un disinibitore. A basse dosi possono produrre euforia, aumentare la libido e ridurre le inibizioni.
Tuttavia hanno un indice terapeutico ristretto, vale a dire che c’è un piccolo margine tra la dose che produce gli effetti desiderati e la dose che potrebbe essere potenzialmente pericolosa per la vita.
Il rischio di overdose si accompagna a perdita di coscienza, coma fino all’arresto respiratorio.
Metanfetamine
Infine la terza categoria è relativa alle Metanfetamine (Crystal Meth). Sono cristalli che vengono fumati o se polverizzati possono essere assunti per via nasale, orale o endovenosa.
Questo stimolante del sistema nervoso centrale è noto per la sua capacità di indurre euforia, aumentare la libido, la vigilanza, generare iperattività con effetti che durano dalle 6 alle 12 ore.
I rischi in questo caso sono l’elevata dipendenza, psicosi, danni neurologici e cardiovascolari.
In sintesi, il Mefedrone e le Metanfetamine sono sostanze stimolanti utilizzate per aumentare l’eccitazione e la prestazione sessuale e si accompagnano ad un aumento della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna.
I farmaci GHB/GHL sono invece sostanze sedative che hanno la funzione di aumentare la socievolezza, il piacere sessuale e ridurre l’inibizione.
Altre sostanze
Altre sostanze specifiche, oltre a quelle principali, sono utilizzate nel chemsex:
- Prima fra tutte, la Ketamina. Nel contesto del chemsex può essere utilizzata per i suoi effetti allucinogeni e dissociativi, vale a dire per la sua capacità di indurre un senso di distacco da sé e dall’ambiente, che ad alcuni consumatori permette di migliorare le loro esperienze sessuali. L’utilizzo della Ketamina come sostanza per il chemsex potrebbe essere spiegata dalle sue potenti proprietà analgesiche, che facilitano esperienze potenzialmente dolorose del rapporto anale recettivo e/o del fisting (Schifano et al., 2025).
- La Cocaina e il Crack rappresentano una realtà molto importante in Italia. Appartengono alla classe degli stimolanti e si accompagnano a elevata dipendenza.
- Un’altra sostanza psicoattiva adottata nel chemsex è il Metilenediossipirovalerone (MDPV). È una sostanza sintetica che, inibendo la ricaptazione della noradrenalina e della dopamina, provoca effetti stimolanti, euforia e aumentata loquacità e incide sulle prestazioni sessuali.
- Un’altra sostanza usata è il Popper. Si tratta di nitriti. Sono boccette inalate e hanno effetto di euforia e disinibizione per pochi secondi. Si tratta di un vasodilatatore ed è molto usato negli ambienti gay perché facilita i rapporti penetrativi tra maschi.
Infine, sono solitamente utilizzate sostanze cosiddette compensatorie, come il THC e le Benzodiazepine, al fine di mitigare l’effetto altamente stimolante delle sostanze assunte precedentemente.
Diffusione ed effetti collaterali
Un paradosso del chemsex è che, proprio a causa dell’uso di sostanze assunte allo scopo di facilitare l’attività sessuale, si può avere come effetto collaterale la difficoltà di raggiungere e mantenere l’erezione. Di conseguenza la persona può essere costretta a ricorrere ad altre sostanze per facilitare l’erezione (Viagra, Cialis, Levitra).
Sebbene sostanze come GHB/GBL, il Mefedrone e le Metanfetamine siano tradizionalmente associate al chemsex, un recente studio italiano (Pessina, Pavanello Decaro, Torri & Prunas, 2025) ha evidenziato che il loro uso è meno diffuso in Italia rispetto a paesi come il Regno Unito, dove queste sostanze predominano.
Nello studio di Pessina et al. (2025) i chemsexer italiani usavano principalmente inalanti/popper, seguiti da Cocaina, MDMA e Ketamina, un modello più coerente con recenti ricerche provenienti da Europa, Australia, Cina e Nord America (Amundsen, Muller, Reierth, Skogen & Berg, 2023).
Perché si pratica chemsex?
La motivazione più immediata fornita da chi pratica chemsex è quella di vivere un sesso migliore, ridurre le inibizioni, raggiungere un piacere maggiore, sentirsi in sintonia con i partner sessuali.
Il chemsex non è però solo ricerca del piacere ma può essere anche una protezione rispetto allo stigma dovuto all’HIV, all’omofobia interiorizzata, alla bassa autostima e alla paura del rifiuto (per una rassegna, Mundy, Carter, Nadarzynski, Whiteley, de Visser & Llewellyn, 2025).
L’uso di sostanze psicoattive associate alla pratica sessuale permette di conseguire una immagine di desiderabilità sociale: ci si sente attraenti, desiderabili. Frequentemente i soggetti riferiscono che partecipare a una sessione di chemsex aiuti a sentirsi più accettati, come appartenenti a un piccolo gruppo grazie all’effetto delle sostanze e questo potrebbe fungere da antidoto rispetto a sensazioni di solitudine, di vuoto e di marginalizzazione.
L’organizzazione di incontri di chemsex avviene perlopiù tramite app di dating per soli uomini. Ci si incontra tramite geolocalizzazione e questo facilita di gran lunga il mettersi in contatto con persone vicine, disponibili sessualmente. La possibilità di ricercare delle connessioni che siano esplicitamente sessuali e prestazionali, senza l’intento di creare relazioni a lungo termine, potrebbe ridurre il senso di vergogna rispetto alla propria immagine corporea.
Chemsex e omofobia interiorizzata
Uno studio recente (Rodríguez-Expósito et al., 2024) ha individuato la relazione tra omofobia interiorizzata e chemsex: le esperienze di molestie verbali o discriminazione, spesso riscontrate negli MSM, possono spingere questo gruppo a utilizzare il chemsex come meccanismo di coping disadattivo per affrontare depressione, ansia o omofobia interiorizzata (Lafortune et al., 2021).
Ciò suggerisce che il chemsex potrebbe servire non solo come ricerca del piacere, ma anche come strategia di fronteggiamento rispetto alla percezione negativa di sé e al giudizio sociale associato al loro orientamento sessuale.
I partecipanti spesso vedono il chemsex come una forma di opposizione alle norme dominanti e un modo per creare un senso di appartenenza. Questo senso di comunità può essere particolarmente importante per le persone che si sentono isolate o stigmatizzate dal loro orientamento sessuale.
In tal senso gli incontri di chemsex potrebbero offrire uno spazio in cui i partecipanti esplorano la propria sessualità liberamente, lontano dal giudizio della società, creando una sottocultura che valorizzi l’apertura, la sperimentazione e l’esperienza condivisa.
Per alcuni, dunque, il chemsex potrebbe fornire un sollievo temporaneo da sentimenti di vergogna, solitudine o disconnessione.
Senza nulla togliere ai rischi di questa pratica, il chemsex potrebbe rappresentare un modo per soddisfare bisogni sociali ed emotivi legati a una bassa autostima, all’insicurezza riguardo alla propria immagine corporea, alla desiderabilità percepita, al bisogno di accettazione e appartenenza, all’ansia riguardo al sesso e al disagio psicologico nell’affrontare la vita in quanto appartenenti a una minoranza sessuale (Mundy et al., 2025; Pessina et al., 2025).
I rischi fisici e psicologici del chemsex
La pratica del chemsex genera notevoli preoccupazioni tra gli operatori sanitari a causa del suo impatto significativo sulla salute fisica e mentale.
Malattie a trasmissione sessuale
Uno dei principali rischi legati al chemsex e alle relazioni sessuali multiple è la maggiore probabilità di avere rapporti sessuali non protetti con partner diversi. Le droghe comunemente utilizzate negli incontri di chemsex possono portare a un aumento dell’eccitazione sessuale e a una riduzione delle inibizioni, con conseguente rinuncia all’uso del preservativo o di altre misure protettive.
Questo comportamento aumenta le probabilità di diffondere o contrarre patologie sessualmente trasmissibili come HIV, HCV (epatite C) o altre patologie di origine batterica (tra gli altri, Hovaguimian et al., 2023).
Anche pratiche di assunzione di droghe più rischiose possono rendere il chemsex più pericoloso. Per esempio, esiste un sottogruppo di persone che ricorre allo slamsex o slamming, vale a dire una pratica correlata al chemsex che prevede l’assunzione di sostanze psicoattive per via endovenosa.
La pratica della condivisione di strumenti per l’iniezione aumenta significativamente i rischi per la salute fornendo una via diretta per i virus trasmissibili per via ematica (Knoops et al., 2022).
Perdita di vista di altri bisogni
Un altro rischio del chemsex è legato alla durata delle sessioni, che possono variare da qualche ora fino a 3 giorni. Nel caso di sessioni di chemsex di lunga durata si possono perdere di vista i bisogni primari come la fame, la sete, il sonno, sia come effetto diretto dell’uso di alcune sostanze – la maggior parte delle quali sono stimolanti – sia per il mancato controllo del comportamento.
Laddove la persona sia coinvolta in sessioni di alcuni giorni ci sarà bisogno di un tempo di ripresa dagli effetti dell’utilizzo di sostanze, come pure dagli effetti conseguenti a pratiche sessuali spinte, come per esempio la comparsa di lesioni anali o altre forme di dolore.
Esiste infatti un legame tra pratiche di penetrazioni anali eccessive (ad esempio fisting, footing, doppia penetrazione) e lesioni traumatiche al pene e alla regione anale, come ascessi o lacerazioni, dovute anche all’analgesia indotta da sostanze, in particolare l’uso di Ketamina (tra gli altri, de Sousa, Camargo & Mendes, 2023).
Abuso e dipendenza da sostanze
Altri rischi fisici del chemsex sono connessi all’abuso di sostanze. Le droghe stesse rappresentano rischi per la salute e chi le assume si espone al rischio di patologie cardiologiche, epatiche o neurologiche.
Può avvenire l’uso massiccio di una singola sostanza, ma tendenzialmente nel chemsex c’è un poliabuso che può aumentare il rischio di sviluppare un disturbo da uso di sostanze.
Gli utilizzatori possono sviluppare una dipendenza fisica dalle droghe usate nel chemsex, che potrebbe influire sulla loro capacità di godere di relazioni intime scevre da un uso di sostanze.
Esistono anche rischi di natura psicologica conseguenti agli incontri di chemsex. Per esempio, la natura compulsiva delle sessioni di chemsex, che possono durare alcuni giorni, comporta rischi significativi non solo per il benessere fisico ma anche per quello emotivo di un individuo, incidendo sulla sua vita sociale e professionale.
Gli effetti sulla salute mentale
Negli ultimi anni un crescente numero di ricerche ha esaminato l’impatto del chemsex sulla salute mentale.
Ad esempio, Bohn et al. (2020) hanno riscontrato livelli più elevati di ansia e depressione e anche ideazione suicidaria tra gli utilizzatori di chemsex rispetto ai non utilizzatori. Inoltre, una recente revisione sistematica (Moreno-Gámez, Hernández-Huerta & Lahera, 2022) ha rilevato una relazione tra l’uso di chemsex e la psicosi, la cosiddetta ‘psicosi da chemsex’ caratterizzata dalla presenza di sintomi psicotici come paranoia, allucinazioni, pensiero disorganizzato o comportamenti che si verificano durante l’intossicazione da sostanze o l’astinenza da sostanze (Moreno-Gámez et al., 2022).
Le conseguenze del chemsex in termini di salute mentale tra gli MSM infine sono state recentemente collegate a una storia positiva di traumi infantili e a modelli di attaccamento insicuro (Blanc et al., 2023).
Un aspetto delicato è il rischio di poter subire vere e proprie violenze sessuali. A causa della perdita di inibizioni e della potente influenza degli stimolanti, durante il chemsex sussiste un elevato rischio di oltrepassare i limiti sociali, fisici e sessuali.
Possono verificarsi aggressioni sessuali ed è anche possibile che si finisca per acconsentire a pratiche sessuali così estreme da essere vissute come forme di abuso sessuale. Questo può indurre forti sentimenti di vergogna e vittimizzazione.
Come affrontare il chemsex
La conoscenza del chemsex è ancora piuttosto scarsa. Il chemsex infatti è un fenomeno di nicchia che riguarda gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini ed è considerato una pratica tabù anche all’interno di questo sottogruppo.
Poichè le droghe implicate nel chemsex possono non essere quelle più comuni nei servizi per le tossicodipendenze, gli operatori sanitari potrebbero non essere adeguatamente formati per strutturare interventi di accoglienza e trattamenti specifici.
La conoscenza approfondita del contesto e delle problematiche afferenti alla pratica del chemsex è dunque fondamentale per permettere a coloro che praticano chemsex di ricevere un supporto specialistico adeguato.
Riconoscere il chemsex come un problema di salute fisica e mentale, e non solo come un cattivo comportamento, permette di migliorare l’accesso a programmi di riduzione del danno, aumentando la consapevolezza dei rischi correlati al chemsex e integrando approcci terapeutici farmacologici e psicosociali.
Interventi di riduzione del danno
Intervenire su questo problema di salute pubblica, infatti, vuol dire anche fornire indicazioni circa la possibilità di sottoporsi a una terapia con PrEP per evitare il rischio di contrarre l’HIV oppure la possibilità di assumere dopo il rapporto a rischio la Doxy-PEP, che è una terapia con antibiotico, allo scopo di prevenire il rischio di contrarre patologie sessualmente trasmissibili come sifilide e clamidia.
Sempre in materia di riduzione del danno nel praticare chemsex ci sono alcune precauzioni che possono aumentare la sicurezza, come ad esempio il non condividere aghi, il non somministrare droghe per via endovenosa, lo stabilire regole di gruppo e il rispettare i confini. Come pure l’usare il preservativo, o praticare chemsex in presenza di qualcuno conosciuto.
Promuovere la riduzione del danno e la consapevolezza nelle pratiche di chemsex attraverso interventi peer-to-peer e di comunità è stato evidenziato in letteratura come uno strumento efficace (Nagington & King, 2022).
Come indicato da Mundy et al. (2025), la motivazione che spinge la persona a pratiche di chemsex è influenzata da fattori psicologici, sociali e culturali e ciò ha implicazioni nel supporto terapeutico a persone che praticano il chemsex.
È opportuna infatti una valutazione completa dei bisogni delle persone, che includa un’esplorazione personalizzata dei benefici percepiti, delle motivazioni che spingono a ricorrere al chemsex e delle conseguenze che possono derivare dal chemsex.
Dietro ogni storia di chemsex potrebbe esserci un essere umano in cerca di accettazione e ciò che sembra mera libertà e trasgressione potrebbe celare un profondo senso di non appartenenza, solitudine e non amabilità.
Se la pratica del chemsex è influenzata da alcune variabili, tra cui l’omofobia interiorizzata, i centri specializzati frequentati abitualmente dagli MSM, come i centri per le malattie sessualmente trasmissibili o le associazioni LGBTQIA+, potrebbero offrire servizi di supporto psicologico a coloro che soffrono di alti livelli di omofobia interiorizzata.
Tale supporto potrebbe mitigare il rischio di praticare il chemsex e migliorare la salute mentale generale (Rodríguez-Expósito et al., 2024)
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